Perché Paolo VI e monsignor Romero sono testimoni per l’oggi

La santità è una realtà straordinaria e non compiutamente definibile. Se non come attitudine a ricercare sempre il bene e riuscire a contagiarne tutti quelli che incontriamo e a cui ci rivolgiamo.

Monsignor Romero e Paolo Vi proclamati santi

Monsignor Romero e Paolo Vi proclamati santi

Nuccio Fava 15 ottobre 2018

Il mistero della santità non è facile da definire. Neppure per la chiesa che per proclamarla impiega anni e anni di approfondimenti, di studio, di testimonianze e verifiche. Per papa Montini 40 anni; tempo analogo per Oscar Romero, trucidato sull’altare da un sicario degli squadroni della morte che seminavano violenza ed orrore a San Salvador in preda alla guerra civile. Due figure molto diverse, in contesti altrettanto diversi e con responsabilità differenti.
Per noi la figura di papa Montini è più familiare e vicina, anche se l’assassinio di monsignor Romero ci apparve subito un martirio, una luminosa testimonianza a difesa del suo popolo colpito da una violenza e intimidazione ininterrotte. Quella di Paolo VI fu una testimonianza diversa, discreta ed efficace. Diretta soprattutto ad aprire nuove strade alla chiesa nel rapporto col mondo contemporaneo, nel confronto con le imponenti trasformazioni che si manifestavano in ogni campo.
Lungo queste linee guidò a conclusione il Concilio vaticano II facendo navigare con timone fermo e flessibile tutta la chiesa nella impegnativa stagione della contestazione. Decise con coraggio l’introduzione delle lingue nazionali al posto del latino, avvicinando direttamente ai testi delle scritture uomini e donne di tutto il mondo. La sua convinzione profonda è sempre stata che solo la conoscenza e l’assimilazione personale del vangelo potesse favorire la crescita di cristiani adulti e consapevoli.
Fin dagli anni della Fuci – come assistente degli universitari cattolici negli anni ’30- indicò con insistenza la maturazione interiore ed intellettuale come la strada per affrontare nella vita della chiesa e della società le responsabilità che incombono sul piano religioso , ma anche civile e politico. Perché il cristiano non può restare in sacrestia, ha il dovere di rinnovare il mondo in dialogo reciproco con credenti e non credenti, accomunati tutti dall’impegno di costruire il bene comune, una società più giusta e pacificata.
Emerge forse qui la risposta al mistero della santità, realtà straordinaria e non compiutamente definibile. Se non come attitudine a ricercare sempre il bene e riuscire a contagiarne tutti quelli che incontriamo e a cui ci rivolgiamo.