Alla fine Malta apre i porti: l'Odissea della Sea Watch 3 verso la fine

il team medico a bordo della nave ha riferito di un grave peggioramento delle condizioni di salute dei migranti a bordo, con la fine delle scorte di acqua e di cibo.

Migranti a bordo della Sea Watch

Migranti a bordo della Sea Watch

globalist 2 gennaio 2019

Una piccola isola con meno abitanti di un quartiere di Roma o di Parigi o di Berlino.
Malta ha autorizzato la nave della ong Sea Watch 3 con a bordo 32 migranti ad attraccare nei suoi porti, dopo che dal 22 dicembre scorso nessun Paese aveva accettato di accoglierla.
Lo riferisce il Times of Malta secondo cui il permesso è stato concesso dopo che il team medico a bordo della nave ha riferito di un grave peggioramento delle condizioni di salute dei migranti a bordo, con la fine delle scorte di acqua e di cibo.
La protesta
La protesta cresce sui sociale e non solo: 49 uomini, donne, bambini in mare senza #portosicuro dove sbarcare, è disumano! Sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio. Il meteo peggiora, è sempre più #freddo. Serve una soluzione! Solidarietà a @SeaWatchItaly e @SeaEye_It #ApriteiPorti


E adesso anche Medici senza frontiere è intervenuta pesantamente: Ormai da giorni in balia del mare, 49 uomini, donne, bambini sono bloccati in mezzo al Mediterraneo senza un porto disponibile dove sbarcare: 32 persone dal 22 dicembre si trovano a bordo della nave Sea Watch e altre 17 dal 29 dicembre sono a bordo della Sea Eye.


"Abbiamo operato per più di tre anni nel Mediterraneo e sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio", ha dichiarato Ruggero Giuliani, medico e vicepresidente di Msf, "Con le condizioni meteo in peggioramento e considerando le rigide temperature invernali, è necessario trovare una soluzione rapida. Facciamo appello alle autorità europee ed italiane affinché si trovi al più presto un porto sicuro per questi naufraghi".
"Facciamo appello alla società civile italiana, affinché alzi la voce su questa situazione inaccettabile e sulla richiesta di politiche più umane che allevino le sofferenze delle persone", ha aggiunto, "Chi fugge ha bisogno di protezione. La tutela della vita delle persone al primo posto, poi i dibattiti politici su chi accoglie".
"Il 2018 si è concluso come l`anno della chiusura dei porti e del boicottaggio dell`azione di soccorso in mare con poche navi umanitarie rimaste a cui viene impedito di continuare un lavoro salvavita, fino a costringere cinquanta persone in condizione di fragilità a vagare per giorni nel Mediterraneo in attesa di un porto sicuro", ha proseguito il vice presidente.
"Non è certo la chiusura dei porti a ridurre i flussi migratori ma al contrario aumenta i pericoli per chi attraversa il mare: nel 2018 oltre 2.200 persone sono morte o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l`Europa attraversando il Mediterraneo. Oltre 14.000 le persone respinte e costrette a tornare nell`inferno dei centri di detenzione libici dove i minimi diritti non vengono rispettati in alcun modo", ha concluso Giuliani.
Fra il 2015 e il 2018, Msf ha soccorso o assistito oltre 80mila persone a bordo di varie navi umanitarie. Msf ha inoltre lavorato in Italia agli sbarchi e in Libia, dove l’organizzazione porta cure mediche ai migranti e rifugiati nei centri di detenzione.