Il miracolo di Abu Dhabi: al centro è stato messo l'umanesimo globale e integrale

Parla il professor Antoine Courban, docente alla Saint Joseph University di Beirut: "Importantissima la dichiarazione congiunta sulla fraternità umana, tra il vescovo di Roma e l’imam di al-Azhar".

Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al Tayyib

Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al Tayyib

Riccardo Cristiano 5 febbraio 2019

«Il fatto eccezionale che abbiamo visto oggi in occasione della celebrazione eucaristica di Abu Dhabi non è stata la presenza di cristiani, ma la presenza di Cristo. Quel che conta per l’Oriente non è la presenza di un milione, o di dieci milioni di cristiani, ma la presenza di Cristo, del suo messaggio.»
Commosso, convinto di aver assistito alla realizzazione del sogno della sua vita di arabo cristiano, il professor Antoine Courban, docente alla Saint Joseph University di Beirut e direttore della rivista pubblicata da questa prestigiosa istituzione, ripercorre gli eventi di questi giorni a partire dalla centralità del tema della fratellanza umana:
«Quello a cui abbiamo assistito è stato un evento eccezionale perché non è stato soltanto un incontro di dialogo islamo-cristiano. No, di questi incontri ce ne sono tanti, ma ad Abu Dhabi si è fatto altro; non si è parlato di teologia, non si è discusso di cosa significhi un versetto del Corano o di Gesù figlio di Dio, no, si è parlato dell’uomo, dell’unica famiglia umana e quindi della fratellanza tra uomini e donne, diversi come tutti i fratelli. Questa centralità dell’umanesimo, un umanesimo globale e integrale, che riguarda tutti, è il fatto sorprendente. La dichiarazione congiunta sulla fraternità umana, tra il vescovo di Roma e l’imam di al-Azhar, riecheggia indiscutibilmente la Dichiarazione universale dei Diritti Umani che parla dell’unica famiglia umana. Molti paesi musulmani non hanno firmato questa Dichiarazione dei diritti umani. La Dichiarazione di Abu Dhabi, riconoscendo la fraternità di tutte le persone, è un passo immenso verso una migliore comprensione comprensione della modernità all’interno della cultura islamica. Quindi sta diventando sempre più ovvio che la Chiesa di Roma è diventata un potente fattore geopolitico di promozione di valori morali universali. Di questo dobbiamo speciale gratitudine a Papa Francesco: lui ha colto come nessun altro l’urgenza, l’indispensabilità di un umanesimo globale quale elemento centrale del cristianesimo. La fede in Gesù, lo ha detto anche durante la messa celebrata ad Abu Dhabi, non sta nel seguire o ribadire alcuni dogmi, ma nel vivere concretamente, quotidianamente, le beatitudini. Durante l’omelia ha aggiunto a braccio che questo riguarda anche i preti, si è rivolto ai preti cattolici, espressamente, e lo ha raccomandato loro.»

Che significato attribuisce al fatto che anche ad Abu Dhabi, nella penisola arabica, il Grande Imam di al-Azhar, questa autorevolissima istituzione islamica, abbia definito Francesco “mio fratello”?
«Ahmad Tayyeb è certamente il Grande Imam di al-Azhar, la più prestigiosa università islamica, ma lui è anche il presidente del Consiglio degli anziani dell’islam, che ha sede ad Abu Dhabi e che ha promosso questo incontro. E’ in questa veste, nella veste di Presidente di un Consiglio islamico internazionale, non di un’istituzione autorevole ma pur sempre egiziana, che lui ha ricevuto Papa Francesco, definendolo mio fratello. Un’espressione che richiama l’umanesimo, la fratellanza.»

E’ certamente anche grazie a lui se si è arrivati a questa dichiarazione, al recente grande simposio sulla comune cittadinanza svoltosi ad al-Azhar nel 2017 e cha ufficializzato una visione che accantona la dhimmitudine, che voleva i cristiani e gli ebrei minoranze protette dal sultano, abitanti di serie b in terra islamica, dove si governa in ossequio alla legge islamica.

«Ero presente a quel simposio nel 2017 e ricordo benissimo l’enorme portata del documento votato allora grazie all’impegno dell’imam Ahmad al-Tayyeb. Allora due visioni furono licenziate, quella panarabista, che crede nella comunità degli arabi, e quella panislamista, che crede nella comunità dei credenti, scegliendo di indicare una nuova comunità, la comunità dei cittadini che vivono in uno spazio geografico e che scelgono di vivere insieme in base a una costituzione condivisa.»
In quel documento c’era l’indicazione evidente che tutti i credenti devono avere uguale cittadinanza, ma nella dichiarazione di Abu Dhabi si citano espressamente anche i non credenti e questo sorprende per le enormi implicazioni, anche per la laicità dello Stato di cui si parla.
«E’ in parte vero. In quella dichiarazione del 2017 si parlava di tutti i credenti e altri gruppi che devono avere pari diritti. Ma pensiamoci bene: chi saranno mai questi “altri gruppi” se non sono credenti?»
Professor Courban, rivolgendosi direttamente a voi, arabi cristiani, il Grande Imam di al- Azhar vi ha quasi pregato di riconoscervi come cittadini di questi Paesi, di non considerarvi minoranze. Come ritiene che saranno state accolte queste parole?


«Sono parole struggenti, è stato un momento altissimo per tutti. La propaganda dell’alleanza delle minoranze o della protezione delle minoranze fa presa su problema concreti, ma forma anche una mentalità. Spero davvero che i cristiani del nostro Medio Oriente sappiano liberarsi dalle loro paure, sappiano uscire da questa prigione interiore. Ma non è facile. In questi giorni, poco prima di questo straordinario incontro di Abu Dhabi, ci sono stati molti incontri per difendere o proteggere i Cristiani del Levante: da quelle nemico? Sembra che alti esponenti delle Chiese di Antiochia siano anche andati a Mosca ed abbiano incontrato alti graduati del ministero della difesa.»
Cosa l’ha colpita di più in questi giorni di Papa Francesco?
«Devo a quest’uomo, a questo vescovo di Roma, un profondo riconoscimento: voglio dirlo da cristiano e anche da cristiano ortodosso, quale sono. Francesco ha reso possibile ad Abu Dhabi, nel cuore dell’Arabia, della penisola arabica, un incontro sulla fratellanza. Avrei voluto che questo evento storico avesse avuto luogo nel mio paese, il Libano. Noi siamo stati i pionieri di questo dialogo e di questa comprensione profonda. Evidentemente, a causa della crisi politica nel Levante, questo evento ha avuto luogo nella penisola arabica, e sono estremamente felice di questo. Papa Francesco lo ha reso possibile con la sua profonda comprensione dell’universalità del messaggio cristiano.» Salutando il professor Courban confessa di essersi commosso fino alle lacrime durante la celebrazione nel grande stadio di Abu Dhabi e durante la cerimonia di ieri, dicendo, «questa è la vera Santa Alleanza contro la guerra santa.»