E ora Salvini chieda scusa sul serio a Ilaria Cucchi

La testimonianza di Francesco Tedesco spazza via ogni dubbio: Stefano Cucchi è stato ucciso dalla polizia che Salvini ha difeso. È arrivato il momento delle scuse

Salvini e Ilaria Cucchi

Salvini e Ilaria Cucchi

Giuseppe Cassarà 8 aprile 2019

Nove anni di omertà, silenzio e intimidazioni. Nove anni in cui l’Arma dei Carabinieri ha fatto muro compatto, nascondendosi dietro il potere della divisa, per comprare la verità. Nove anni dissolti dalle parole di Francesco Tedesco, che fugano ogni dubbio: Stefano Cucchi fu ucciso dalla polizia italiana e la polizia italiana coprì i colpevoli.


Non si tratta degli “errori di pochi uomini in divisa” come diceva Salvini e chi, insieme a lui, non ha mai ammesso le responsabilità di un sistema corrotto e marcio contro cui Ilaria Cucchi ha combattuto per anni, per portare alla luce la verità, perché giustizia fosse fatta in un paese che trova legittimo e giusto che Stefano sia morto così, senza un perché se non quello della violenza bruta e cieca di chi quella notte indossava la divisa.


Le parole rimangono: rimangono quelle di Francesco Tedesco come quelle di Salvini. Rimane questa testimonianza che finalmente porta la luce in nove anni di bugie e rimane quel “Ilaria Cucchi mi fa schifo” che il Ministro non si è mai rimangiato. Aveva invitato Ilaria e la famiglia al Viminale, quando aveva capito che la situazione non volgeva a suo favore, e Ilaria aveva risposto che voleva delle scuse. E ora quelle scuse le vogliamo tutti. Perché Stefano e la sua morte rappresentano una macchia in quella sicurezza che Salvini difende a spada tratta indossando la divisa, le stesse divise che indossavano i poliziotti che Stefano lo hanno ammazzato.


Salvini deve uscire dal Viminale, prostrarsi umilmente davanti a quel gigante che è Ilaria Cucchi e implorare perdono. Perdono che non dovrebbe essere concesso, perché troppa acqua sotto i ponti è passata, troppe bugie, troppe ipocrisie sono state permesse. Ma deve farlo comunque, solo con la sua carica di Ministro della Repubblica. Oppure confermerà che quelle divise che indossa per lui hanno il valore dei vestiti da Carnevale.