L'inchiesta che imbarazza il Pd: tutte le intercettazioni della Regione Umbria

Secondo la Procura di Perugia "il criterio della selezione per merito non esiste, o meglio è stato bandito dall'Ospedale di Perugia".

Luca Barberini

Luca Barberini

globalist 15 aprile 2019

"Il criterio della selezione per merito non esiste, o meglio è stato bandito dall'Ospedale di Perugia. E che ciò avvenga in un settore così nevralgico ed importante per la vita e la salute dei cittadini quale il servizio sanitario rende tali condotte ancora più odiose". L'inchiesta che sta facendo tremare il Pd e la giunta regionale umbra per aver messo le mani sulla sanità locale ogni giorno rivela nuovi particolari attraverso le intercettazioni. Le ultime sono quelle pubblicate dal Corriere della sera e dal quotidiano la Repubblica.


Al momento sono state messe agli arresti domiciliari quattro persone: Emilio Duca, direttore generale dell'azienda ospedaliera di Perugia; Maurizio Valorosi, direttore amministrativo; il segretario del Pd locale (ora commissariato) Gianpiero Bocci e l'assessore regionale alla Sanità, il dem Luca Barberini. Tra gli indagati c'è anche la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini.


Il Corriere della sera riporta che



in un colloquio registrato, Duca confessa che se fosse intercettato verrebbero fuori «cinque reati ogni ora» e gli inquirenti gli danno amaramente ragione. Hanno chiesto gli arresti alla vigilia delle elezioni, ma anche della scadenza per il rinnovo delle cariche nella Sanità umbra: secondo i pm era giunto per i dirigenti il momento «di incassare i "crediti" maturati con la politica» a suon di raccomandazioni giunte a buon fine. E dalle intercettazioni s'intuisce come il «sistema» non fosse limitato agli ospedali. Il 7 maggio 1028, Duca evocava con Moreno Conti, componente della direzione regionale del Pd e «factotum di Bocci», il «rischio di andarci a finì in galera, per cui cercamo de fà le cose prudenti». E Conti rassicura: «Io quando esco da qua manco mi ricordo di esserci venuto. Anche perché adesso devo andare all'Agenzia delle Entrate a portà a un altro... per Gianpiero (Bocci, ndr), perché c'è un concorso anche all'Agenzia delle Entrate». Duca dice che la cosa interessa pure sua figlia, «se c'ho bisogno me muovo», e Conti lo incita: «Ma tu diglielo che Gianpiero è messo bene lì... per le Entrate Gianpiero è messo molto bene».


 



La assunzioni pilotate avvenivano secondo rigide spartizioni tra le diverse anime del partito egemone. Nel concorso per cui è indagata la presidente della Regione Marini, gli investigatori della Guardia di finanza hanno ascoltato in diretta l'incontro in cui la governatrice avrebbe ricevuto le domande per l'esame da recapitare alla sua candidata (circostanza che lei nega).



«Tu ce l'hai tutte?» chiede la presidente, e Duca spiega: «Ci sono tre prove. La prima sarà la più selettiva, quindi è naturale che se non ci attrezziamo...». Poi si parla di una busta, e in un'altra circostanza Duca confessa a un diverso interlocutore: «Ho portato le domande alla Marini (...) Adesso vedemo com'è la situazione... su 'ste cose è sempre un casino... a me m'ammazza, questo è il problema». Quando capisce di poter sistemare sia la candidata della Marini che quelli di Bocci e dell'ex assessore Barberini, Duca esulta con il direttore amministrativo Maurizio Valorosi: «Le sistemamo tutte e tre così abbiamo fatto contenti tutti... tanto bene è venuta, un bijoux». Anche Valori è contento, e in un'altra circostanza aveva spiegato il diverso valore delle raccomandazioni, a seconda della provenienza: «Se me lo chiede Barberini mi pesa eccetera, e qualcosa famo. Se lo chiede Mirabassi (vicepresidente del Consiglio comunale, ndr) non me ne frega 'na sega».