Taser, Amnesty ribadisce le sue preoccupazioni: "non è sicura, servono altri studi"

L'organizzazione aveva già chiesto l'anno scorso una sperimentazione precisa caso per caso, cosa che non è stata fatta

Un poliziotto con il Taser

Un poliziotto con il Taser

globalist 15 aprile 2019

Da giugno, come promesso da Salvini, le pistole Taser saranno utilizzate dalle forze dell'ordine, ma Amnesty International ha ribadito le proprie preoccupazioni sull'impiego della pistola elettrica.
Già lo scorso anno, l'organizzazione aveva chiesto che, prima dell’introduzione di quest'arma, venisse effettuato uno studio sui rischi per la salute collegati al suo impiego e fosse garantita una formazione specifica e approfondita per gli operatori delle forze di polizia.
Cosa che non è stata fatta. Ma, specifica Amnesty, pur
se fossero state soddisfatte queste due richieste, aveva sottolineato Amnesty International Italia, il rischio di violazioni dei diritti umani non avrebbe mai potuto essere azzerato, come ampiamente verificato negli Usa, in Canada e in Olanda.


Ad oggi, dopo sei mesi di sperimentazione, il ministero dell’Interno ha solo reso noto il numero totale degli utilizzi, senza fornire nessun ulteriore dettaglio (età della persona, genere, provenienza, circostanze ecc.) sui singoli episodi di impiego e sui relativi esiti.


Inoltre, non risulta essere stato condotto (o, quanto meno, non è stato reso pubblico) uno studio rigoroso e indipendente sugli effetti sulla salute per stabilire le conseguenze dell'utilizzo della pistola Taser sulle persone, specie su soggetti potenzialmente a rischio.


Di fronte a un uso standardizzato delle pistole Taser da parte delle forze di polizia, compresa la polizia locale, Amnesty International Italia rinnova con urgenza le richieste fatte nel 2018 affinché siano adottate tutte le precauzioni e messi a disposizione i necessari studi medici onde scongiurare al massimo gli effetti letali di un’arma "non letale".