Ha ragione Zamagni: il Terzo Settore è sotto attacco

Disprezzo del povero; lotta tra ultimi e penultimi; società civile umiliata; universo della solidarietà sotto schiaffo, Ong criminalizzate

Terzo Settore

Terzo Settore

Mario Giro 28 aprile 2019
Ha ragione Stefano Zamagni su Avvenire: il Terzo Settore è sotto attacco. Da tempo. La politica della disintermediazione ha lasciato scivolare la società civile in un cono d’ombra. La politica ha pensato (e pensa ancora) che si può fare a meno dei corpi intermedi : il leader in contatto diretto con il “popolo” sembra più efficace. E’ una miopia che ha colto destra e sinistra assieme.
Ma quali sono le conseguenze?
Lo dice chiaramente Zamagni: disprezzo del povero; lotta tra ultimi e penultimi; società civile umiliata; universo della solidarietà sotto schiaffo. A questo aggiungerei: ONG criminalizzate (e tale criminalizzazione è iniziata con un governo di sinistra!); disinteresse per i temi del sociale e della società; dialogo autoreferenziale tra Stato e imprese senza la partecipazione del privato-sociale; indifferenza per la sussidiarietà; impoverimento culturale…
In una società moderna non basta più parlare di “Stato e Mercato”: tale dialogo che si esalta con la globalizzazione tra l’altro è sempre più difficile. C’è il terzo angolo del trilatero da considerare se si vuole guardare alla società tutta intera. I problemi maggiori che abbaiamo in Italia sono tutti legati all’infragilimento sociale: tema demografico dell’invecchiamento; maggioranza di single rispetto alle famiglie; solitudine; famiglie lasciate sole ad affrontare le malattie o il disagio; indebolimento delle autonomie locali; zone interne che si spopolano; periferie degradate… Tutto questo non si risolve ad esempio, con le politiche infrastrutturali o urbane, quelle di bilancio o quelle di innovazione per le imprese. Si tratta di un lavoro di ricucitura che solo la società può fare e a quel livello di deve operare. Da qui la necessità di un Terzo Settore vitale e sostenuto e di una società ricca di iniziative. Ma la riforma del terzo settore langue, il volontariato è disprezzato a sua volta e non considerato come una valida risposta (andrebbe protetto invece), tutto si concentra nello Stato. Oggi i CinqueStelle sono statalisti perché non si fidano di ciò che viene gestito direttamente dai cittadini: secondo loro quando questi ultimi si auto-organizzano in qualunque sfera sono da sospettare. Tutto ciò che viene autonomamente dal basso, e non si interfaccia direttamente con la leadership, deve essere controllato e ricontrollato: la loro idea è che i cittadini mentono o ne approfittano. L’M5S fa sembrare i cittadini protagonisti (piattaforma Rousseau) ma in realtà non se ne fida. La Lega una volta era molto favorevole (a modo suo) alle autonomie e ai cittadini auto-organizzati ma ora la svolta sovranista ne ha cambiato natura. Oggi che hanno in mano le leve dello Stato, i leghisti si sono statalizzati ancor più di quanto sia mai accaduto per i liberali di Forza Italia in passato.
Democrazia Solidale nasce proprio da un’analisi simile a quella di Zamagni. Per DemoS la libera iniziativa dei cittadini dal basso è essenziale e costituzionalmente rilevante. Fa parte della tradizione umanistica italiana. Occuparsi della società è fondamentale perché è lì che si gioca la sfida: non ha nessun senso parlare di società aperta o chiusa se quest’ultima si sta disfacendo. La questione non è ideologica ma sostanziale: il civil compact proposto da Zamagni trova tutto il suo senso in un’operazione politica dal basso. Si tratta cioè (e questo DemoS sta provando a fare) di riconnettere tutti i pezzi e i pezzetti della società civile per dar loro una rete di sostegno nazionale e portarne ad emersione le istanze. E’ un lavoro lungo e territoriale. Quando a DemoS diciamo “dal basso” intendiamo proprio questo: ricucire sui territori, nei quartieri, nelle periferie, tra le famiglie. Vuol dire ripartire dagli ultimi che sono il sensore sociale più sensibile (partire dagli ultimi per arrivare a tutti) ma anche ripartire dal territorio, dalle amministrazioni locali, dai comuni, dai cittadini stessi.
Infine la questione cattolica: Zamagni chiama ad un salto di responsabilità quel “70% delle organizzazioni della società civile legata ai valori cattolici”. Come DemoS concordiamo, allargando l’obiettivo anche ai protestanti o alle comunità ebraiche, senza dimenticare il 30% laico. Ma –proprio da cattolici- crediamo che non sia più il tempo per le sole battaglie pre-politiche o culturali: se culturali sono le conseguenze di tale situazione (basti pensare a quanto odio si sta spargendo nella società italiana), politica è la battaglia da fare. DemoS incarna queste priorità e le porta sul terreno politico. E’ la sola cosa da fare, urgentemente ora.