Padre Konrad Krajewski, guastatore di Dio

A volte la fraternità provoca, rompe gli indugi, si toglie gli abiti da messa per mettersi quelli del buon pastore

Il cardinale Konrad Krajewski saluta i migranti dopo lo sbarco dalla Diciotti

Il cardinale Konrad Krajewski saluta i migranti dopo lo sbarco dalla Diciotti

Gianni Di Santo 14 maggio 2019
Con il sabotaggio ai sigilli di un contatore elettrico in uno stabile occupato da 500 persone e 100 bambini senza elettricità da sei giorni, padre Konrad Robin Hood card. Krajewski, di professione elemosiniere apostolico, l’istituzione vaticana che coordina la carità del Papa, dà una spinta netta e riformatrice alla seconda parte del pontificato di papa Francesco.
Dalla denuncia alla fraternità, questo è il leit motiv a cui assisteremo nei prossimi mesi. La Chiesa ospedale da campo, tenuta a battesimo da Francesco all’inizio del suo pontificato, ora sta entrando nel vivo. L’ultimo avamposto della buona battaglia dove il Vangelo è il Vangelo. Punto e accapo.
Di padre Krajewski sappiamo abbastanza. Polacco, 55 anni, fine liturgista («Io non sono un elettricista, sono un liturgista. Ma in fondo i liturgisti accendono candele, spostano i microfoni, qualcosa ne capiscono…», ha recentemente detto al Corriere della Sera), è entrato subito in sintonia con la Chiesa in uscita di Francesco.
Una volta l’elemosiniere firmava pergamene, rilasciava ricordi, preghiere e benedizioni. Ora, questo polacco dall’aria scanzonata che se ne va in giro con una lambretta di colore bianco papalino e che lo stesso Papa ha chiamato in un incontro pubblico “il diavoletto”, sta risanando un pezzo della città di Roma da degrado, povertà, solitudine. Quella che la politica non sa più fare. Dalle parti di San Pietro tutti lo conoscono, i poveri soprattutto. A lui si devono i servizi per i senzatetto che sono presenti intorno al colonnato di San Pietro: dai pasti caldi al barbiere, senza negare ai suoi poveri la visita alla Cappella Sistina. Perché mangiare è importante. Certo. Ma anche elevarsi con lo spirito e la cultura serve.
Ecco perché in un Paese e nella sua capitale orfani di cittadinanza e di solidarietà, la mossa da elettricista di Dio di padre Konrad è più di una scommessa sull’immediato. Che va comunque compreso e aiutato. Il cardinale che si veste da operaio per aiutare della povera gente a ritrovare un po’ di luce e sorriso, lascia intendere a tutti, anche ai benpensanti, che stavolta i segni del potere, per dirla con le parole di don Tonino Bello, lasciano il posto al potere dei segni. Qui, non è solo un cardinale di Santa Romana Chiesa per giunta senza mantello e senza anelli (quale eresia!), a calarsi in un ripostiglio nel buio restituendo dignità a 500 persone lasciate sole dalle istituzioni. Qui c’è qualcosa di più. Il sacro, stavolta, vince a piene mani sulla politica, va incontro alle periferie della storia e agli umili, quelli che una volta riempivano i suoi templi, e si erge come muro invalicabile a difesa di essi, restituendo a un’umanità impaurita e stufa di tanta disperazione l’unica speranza che avvicina l’uomo all’uomo, e cioè la fraternità.
A volte la fraternità provoca, rompe gli indugi, si toglie gli abiti da messa per mettersi quelli del buon pastore. E se è vero che oggi abbiamo più bisogno di preti scassinatori di anime inquiete, è anche vero che desideriamo ogni tanto vedere anche preti postini di fraternità. Questa fraternità che odora di vangelo, questa “opzione dei poveri”- avrebbero detto tanti anni fa in America Latina -, è l’architrave del pontificato di papa Francesco, dove le nuove beatitudini della misericordia e della tenerezza si raggiungono e si abbracciano. Entrambe. Ma la fraternità cercata e praticata, che abbiamo visto in padre Konrad e in tante altre situazioni dove papa Francesco si è speso per i migranti e per coloro che sbarcano da sponda opposta, diventano, per effetto di parola sacra, la vera e unica risposta agli accaniti contestatori del suo pontificato.
Di fronte ai circoli privati tradizionalisti, ricchi in dote, agli spifferi che provengono dall’America del Nord, a chi fa fatica a cambiare perché questa Chiesa sempre reformanda fa paura e toglie privilegi, di fronte ai cristiani del tè del pomeriggio, ebbene a tutto questo Francesco mette davanti il Vangelo.
Un Vangelo della prossimità e dell’abbraccio con ogni uomo che abita questa terra. Un Vangelo che cura le ferite di un’umanità scoraggiata e delusa, perfino abbandonata.
Di fronte agli scandali che anche la Chiesa sta soffrendo in tutto il mondo, come quello sulla pedofilia, di fronte ai palazzi e ai privilegi dorati di chi invece dovrebbe avere l’odore delle pecore, papa Francesco offre il Vangelo.
Carezza dopo la battaglia, ospedale da campo per un’umanità che ha il diritto di sperare ancora. Cominciando, ora, con padre Konrad, in arte guastatore di Dio.