In Sicilia, un monumento per ricordare le donne che lavorarono in miniera

Prendevano in carico lo zolfo che uomini e "carusi" facevano emergere alla bocca della miniera e lo portavano lì dove il minerale veniva cumulato, prima d'essere lavorato.

Donne e miniere

Donne e miniere

globalist 15 maggio 2019

La stessa letteratura (che come si sa ha celebrato i "carusi", i bambini che lavoravano in miniera) ha completamente ignorato le donne che faticavano in miniera. Per riparare a questo vuoto della memoria collettiva, un paese siciliano, Cianciana, nell'Agrigentino,ha deciso di dedicare a loro una bella opera d'arte in ceramica. Cianciana, infatti, fu un paese di miniere e di minatori, e il 26 maggio sera in paese sarà festa, tributo a quelle donne "invisibili". Eppure, le donne delle miniere emersero come fenomeno sociale nel lontano 1881, grazie ad una inchiesta disposta dal prefetto dell'allora Girgenti, l'attuale Agrigento. L'inchiesta fu disposta in ben 72 miniere. Emerse il lavoro durissimo di donne giovanissime, dai 9 ai 17 anni.
Prendevano in carico lo zolfo che uomini e "carusi" facevano emergere alla bocca della miniera e lo portavano lì dove il minerale veniva cumulato, prima d'essere lavorato. Le ragazze trasportavano lo zolfo in ceste sulla testa, come nella tradizione delle donne arabe. Lavoro affidato a loro perchè in questo più brave e veloci degli uomini. Lavoro durissimo, appesantito dal fatto che su queste giovani lavoratrici spesso cadeva una infamante etichetta. Lavorando al fianco dei minatori, che in miniera scendevano completamenti nudi per l'alta temperatura alle quali erano costretti, le giovani donne venivano indicate come ragazze "facili". Un marchio, un ostracismo, che a volte costrinse davvero molte di loro, in miseria, alla prostituzione. Del lavoro delle donne in miniera c'è traccia (davvero flebile) anche in Sardegna, in altre zone del Paese e in Inghilterra, dove il fenomeno fece scandalo.
L'opera che il 26 sarà posta a Cianciana in loro memoria è stata realizzata da un artista palermitano, Emilio Angelini (nella foto accanto all'opera).