Cuginetti travolti da un Suv a Vittoria: è morto anche Simone

Il dodicenne era ricoverato in gravi condizioni e gli erano state amputate le gambe.

Due cuginetti travolti da un Suv e morti a Vittoria

Due cuginetti travolti da un Suv e morti a Vittoria

globalist 14 luglio 2019
Una doppia tragedia: è morto al Policlinico di Messina anche il piccolo Simone D'Antonio, che insieme al cugino 11enne Alessio era stato falciato giovedì sera davanti casa a Vittoria (Ragusa) dal Suv guidato da Rosario Greco, al volante sotto effetto di alcol e cocaina. Lo rende noto l'ospedale messinese. Il dodicenne era ricoverato in gravi condizioni e gli erano state amputate le gambe.
Il bambino era ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina. "Al suo arrivo avevamo già giudicato le sue condizioni gravissime. Abbiamo tentato in tutti i modi di salvarlo, ma ogni terapia non è bastata a farlo rimanere in vita. Siamo rammaricati", afferma Eloise Gitto, direttrice del reparto.
Chiesa stracolma per i funerali di Alessio - Nel giorno della tragica notizia della morte di Simone, una città intera in lacrime ha reso omaggio al cuginetto Alessio. La chiesa di San Giovanni era stracolma di gente, più di 3mila persone almeno, famiglie intere che hanno voluto testimoniare vicinanza e affetto alla famiglia del piccolo ma anche la risposta civile di una città alle scorribande di criminali che hanno spento la vita di un ragazzino di 11 anni. A celebrare la messa il vescovo di Ragusa, Carmelo Cuttitta, che ha ricordato l'insegnamento che la morte di Alessio potrà dare. "Oggi Alessio è con noi - ha detto il Vescovo- e lo sarà sempre. Il suo sacrificio non resti vano".
Il padre di Alessio: "Lascerò Vittoria" - "Lascerò Vittoria. Dopo questa tragedia non riesco più a vivere in questa città". Lo dice Alessandro D'Antonio, il padre di Alessio, a chiusura delle orazioni funebri per il figlio, travolto e ucciso da un Suv mentre giocava davanti casa con il cuginetto deceduto anche lui in mattinata. Arriva sull'altare stremato, senza più lacrime ma ha la forza di gridare la sua rabbia. "Non riesco più ad entrare nella mia casa", dice.