L'ignobile storia della sudditanza leghista a Mosca

La richiesta russa di tenere alla larga gli operai di Priolo che protestavano davanti alla Lukoil perché di mezzo c'era il pane da portare a casa, è di una gravita assoluta.

Savoini e Salvini

Savoini e Salvini

Onofrio Dispenza 24 luglio 2019
Nell'ignobile storia della sudditanza del vertice leghista a Mosca e al suo zar ci sono tanti di quegli elementi scandalosi da mandare a casa o nelle patrie galere non uno, ma dieci ministri, interi governi di altrettanti Paesi, non necessariamente modelli di democrazia. In ogni altro Paese, anche di traballanti principi civili, Salvini sarebbe una pagina chiusa del capitolo nero della Storia di quel Paese. In Italia può invece accadere quel che si vede in queste ore: arroganza in purezza e disprezzo assoluto delle istituzioni, anche quando emerge dalle carte che si è arrivati a piegare il governo e gli stessi diritti costituzionali a tutela dei lavoratori ai capricci di un ambasciatore di Mosca. Che non ha chiesto quel che aveva da chiedere di nascosto, ma apertamente, con tanto di lettere affettuose, nero su bianco, coi toni di chi sa di poter chiedere. Perché può? Probabilmente per tutte quelle altre cose che sono emerse dall'inizio di questa ignobile storia di svendita di un Paese ai capricci dello zar Vladimir e dei suoi progetti di realizzare un impero che vada oltre i confini della Russia, a scapito di quell'Europa costantemente insultata dal suo amico Salvini. 
La richiesta russa di tenere alla larga gli operai di Priolo che protestavano davanti alla Lukoil perché di mezzo c'era il pane da portare a casa, è di una gravita assoluta, rivoltante. Richiesta avanzata con tanto di "Caro Matteo…", ed eseguita tramite il prefetto di Siracusa con la comoda, facile e non giustificata esigenza di "ordine pubblico". Cosa si temeva, che i lavoratori, col sangue agli occhi, dessero l'assalto alla Lukoil, facessero irruzione nello stabilimento dando fuoco a tutto, perché bruciasse Priolo, comprese le proprie case? Anche facendo largo uso dello scandalo, ci vorrebbe misura. Perché la Storia insegna che quando i regimi e gli infanti dei regimi  spingono sull'acceleratore, il danno può rovesciarsi su chi l'acceleratore ha premuto.
E parlando di Lukoil, sinceramente ci vorremmo vedere chiaro. Curiosa e da leggere attentamente la presenza di Lukoil in Sicilia. Perchè la Sicilia? Che partner ha in Sicilia per questa sua attività, che comprende anche la distribuzione sul territorio di "pompe bianche", stazioni di servizio appetibili? In Sicilia, si sa, non c'è una sola cosa che nasca e cresca per caso, pure le spine dei fichi d’india hanno un motivo. E in Sicilia il tema delle energie, rinnovabili e non, è tema delicato, che spesso porta a quella cosa che si chiama mafia. Ed è nelle carte di mafia e mafiosi che sono diventati ambasciatori dalle parti dello zar Vladimir. Temi spinoso. Campo di investimenti, quello delle energie, assai appetitoso, come i frutti maturi del ficodindia.