Di sicuro ci sono solo le stragi: la verità continua ad essere un vulcano inabissato

Dietro c'è la mafia e i legami con la politica, settori deviati dello Stato e degli apparati militari e logge massoniche dedite alle trame di potere

La strage di Capaci

La strage di Capaci

Onofrio Dispenza 24 ottobre 2019

Di sicuro c’è solo che è morto". Con queste parole, Tommaso Besozzi iniziò a raccontare ai lettori dell’Europeo la pasticciata messa in scena della morte del bandito Salvatore Giuliano, a Castelvetrano il 5 luglio del 1950.

Anche questa volta prendiamo in prestito un titolo, quel  titolo, e lo riadattiamo alla notizia, l'ennesima notizia emersa dalla palude putrida di mistero che circonda e prova ad affondare la stagione delle stragi di mafia in Sicilia, Capaci e via D'Amelio. Due atti di una stessa strage, la seconda conseguenza della prima, la prima annuncio inascoltato della seconda.

La notizia l'avete letta ieri, anche qui, su Globalist: un pentito ha rivelato che per la strage di Capaci che uccise Falcone, la moglie e la sua scorta, a mettere l'esplosivo fu un ex poliziotto. Perché Pietro Riggio avrebbe rivelato solo oggi il ruolo dell'ex agente chiamato "il turco" nella strage del 23 maggio del'92? "Fino ad oggi ho avuto paura di mettere a verbale certi argomenti - ha detto - temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. Ma, adesso i tempi sono maturi perchè si possano trattare certi argomenti". I verbali di Riggio, che strada facendo ha raccontato alcune cose anche sull'affaire Montante, queste cose le ha dette alcuni mesi addietro, di questi giorni una valutazione congiunta dei magistrati che si occupano dei misteri più profondi dei misfatti di mafia.

Perché ad inizio la citazione del famoso titolo sulla morte di Giuliano? Perché anche per le stragi di mafia (che in qualche modo sono "nipoti" dei fatti degli anni seguenti alla liberazione e agli anni della ricostruzione politica del Paese) si rischia un titolo analogo. Perché anche per quell'estate del'92 (nonostante qualche sentenza) l'unica cosa davvero certa sono i morti.

Restano da decifrare i pupi più grandi e soprattutto i pupari.

E le parole di Riggio, tutte da pesare, fanno riemergere l'idea che i meccanismi e le regie alla base dell'ideazione e della realizzazione di quei giganteschi crimini, non sono mai stati smontati. La storia di quelle due stragi e di tanti altri misfatti è anche cronaca di indicazioni distorte, di percorsi falsi. Regie rimaste in funzione, impalcature che di tanto in tanto gettano una polpetta nel recinto delle fiere, con l'unico obiettivo di allungare i tempi fino a rendere impossibile la verità.

Il lavoro dei magistrati ha necessità di sintesi, ed invece, imporre loro di tenere aperti i telai delle inchieste, ripensando di tanto in tanto le trame, può essere un modo per spingere tutto all'infinito. Questo non vuol dire che le cose dette da Riggio non siano vere, o che, peggio, siano elementi di disturbo. Fa solo pensare il tanto tempo trascorso, l'idea che ci siano ora le condizioni che prima non c'erano, per parlare. Se abbiamo capito qualcosa in questi anni è che ci sono grandi e potenti interessi convergenti che alla base di quelle stragi, interessi che si ritrovano oggi, perchè non rispondo al ciclo della vita umana, non muoiono come i boss, per l'età avanzata o per una malattia.

"Ambienti" che c'erano e ci sono: la mafia, che ha perso strada facendo qualche boss, ma che continua ad esserci e ad aggiornare i legami con la politica; settori deviati dello Stato e degli apparati militari; logge massoniche dedite alle trame di potere con cooptazioni mirate e mirate promozioni; interessi internazionali riferimento di questa o della loggia opposta ed avversaria. Tutto maledettamente in funzione e vigile.