L'immigrato che si è ucciso con un cappio al collo per dire basta alla 'pacchia'...

Poche righe nei giornali locali per raccontare la tragica fine di un marocchino che si è tolto la vita nel pronto soccorso di Agrigento. Aveva 32 anni e viveva in una comunità

Abiti lasciati dai migranti in uno sbarco

Abiti lasciati dai migranti in uno sbarco

Onofrio Dispenza 5 novembre 2019

"La pacchia". Potrebbe essere questo il titolo di una piccola storia che non fa storia e non fa cronaca. Solo un passaggio veloce e periferico, qualche riga di testo con foto generica in un paio di giornali on line della provincia. Meno rumore di quel che può fare una finestra che sbatte per il soffio leggero del vento gradevole del mattino. Un marocchino che si toglie la vita senza un perchè è questo, non è altro. Un marocchino, solo un marocchino, non un uomo, non un giovane, non un padre o un figlio.
E' accaduto poco dopo la mezzanotte di un giorno ancora caldo di questo inizio di novembre, dopo il passaggio di una tempesta. E' accaduto ad Agrigento. Una ambulanza porta il giovane al Pronto Soccorso. Sta male. Lui ha 32 anni e vive in una comunità della vicina Favara. Un primo intervento sanitario, poi gli danno un "codice verde" e gli chiedono di attendere. Passa del tempo, alla fine lo chiamano, lo cercano. Il "codice verde" non risponde, non si fa avanti. Il giovane extracomunitario sarà trovato più in là, impiccato, il cappio realizzato con la tracolla della borsa che si era portato appresso. Qui finisce la storia, qui finisce la pacchia del giovane marocchino.


Sì, c'è una indagine interna dell'Azienda Sanitaria, c'è un fascicolo della magistratura, ma la parola fine della piccola storia senza storia apparente è vicina. Un bel "The end". La sua fetta di pacchia il giovane marocchino l'ha vissuta tutta. Ora restano tanti altri a spartirsi quel che resta della straordinaria e invidiabile condizione di profugo o di immigrato. Bell'abitare, bel mangiare, lavoro sicuro e ben remunerato, vita facile senza razzisti che ti sputano addosso parole d'odio, che magari  ti augurano di morire mentre provi a rientrare a nuoto verso la terra che hai lasciato per la guerra o per la fame. E magari passando da uno dei lager libici, per un paio di frustate, per un paio di tagli alle gambe, ai piedi. Che follia decide di smettere di vivere, lasciare questa immensa, dolcissima pacchia; follia fare un cappio e stringerselo al collo; follia lasciare tutto questo. Che follia rinunciare alla pacchia.