Salvini vuole prendersi Roma ma sulla libreria (antifascista) bruciata due volte non dice una parola

L'incendio non ha rivendicazioni, ma la libreria è dichiaratamente antifascista ed è stata bruciata la prima volta il 25 aprile. Coincidenze?

La libreria Pecora Elettrica

La libreria Pecora Elettrica

Giuseppe Cassarà 6 novembre 2019

A pensare male si fa peccato. Ma mettiamo da parte, per un momento, il politicamente e giuridicamente corretto e proviamo a mettere insieme i pezzi di un giallo.


Siamo a Roma, in via delle palme, il 25 aprile del 2019. La libreria antifascista La Pecora Elettrice viene distrutta da un incendio, doloso.


I locali vengono riparati ma la sera prima della riapertura la libreria viene bruciata di nuovo. E anche stavolta, l’incendio è di natura dolosa.


Ora, non bisogna essere un genio per intuire che una volta può essere un caso, due volte è un accanimento. E un accanimento contro una libreria, contro questa libreria, è anche contro un certo tipo di cultura, di valori, di ideali. Senza contare che la storia ci racconta che quando vengono bruciati i libri è sempre il preambolo di qualcosa di oscuro, di selvaggiamente pericoloso.


Qualcosa che non nominiamo, perché in questo puzzle manca la prova regina, la rivendicazione, il dichiarato intento di colpire una libreria antifascista proprio perché antifascista. Domani, per quanto ne sappiamo noi, potremmo scoprire che c’è una banda di piromani illetterati che hanno in odio le librerie. Assolutamente apolitici.


Ma pensiamo male ancora per qualche minuto. Pensiamo ad esempio che Matteo Salvini, che vuole prendersi Roma, che raccoglie firme per cacciare Virginia Raggi, che vuole distribuire manganelli alle forze dell’ordine ed elogia i vigili del fuoco morti tragicamente nell’incidente di ieri, quel Matteo Salvini che con quella gente lì che non nominiamo è andato spesso e volentieri a cena insieme, sull’incendio di una libreria antifascista non ha detto una parola. Su quello che è un accanimento verso un luogo di cultura non spende neanche uno dei suoi tweet. Lo stesso dicasi per Giorgia Meloni. Sempre pronti a criticare Virginia Raggi (e noi, di Globalist, non siamo stati da meno, come saprete), ma Virginia Raggi ha dato la sua solidarietà. Virginia Raggi ha fatto la sindaca, in quest’occasione. E chi vuole cacciarla via, ha taciuto.


E allora, in conclusione, a pensare male si fa peccato. Ma spesso, troppo spesso, ci si azzecca.