Scoperta una rete di "talpe" che informavano le cosche

Informavano su diversi elementi: targhe di auto, telecamere posizionate, movimenti per la preparazione di blitz.

Mafia- Immagine di repertorio

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globalist 20 novembre 2019
Forza e resistenza di Cosa nostra, la capacità dei suoi boss a sfuggire alla cattura stanno anche nella capacità finanziaria di comprare informazioni, di assicurarsi il tradimento di alcuni uomini di legge. Come è capitato a Palermo, dove si è arrivati ad individuare tre informatori delle cosche all'interno delle forze dell'ordine. E c'è anche qualcun altro ancora senza nome. Ma con gli elementi che sono nelle mani degli investigatori da qui a poco si potrebbero smascherare altri tradimenti, altre 2talpe" di Cosa Nostra.
Informavano su diversi elementi: targhe di auto, telecamere posizionate, movimenti per la preparazione di blitz.
Tutto questo avrebbero detto i tre informatori, e anche qualche altro personaggio non identificato, agli uomini delle famiglie di Brancaccio. Un ex poliziotto, un ex carabiniere e la "talpa ancora senza nome, un personaggio misterioso che in codice era chiamato “pesce spada”. Un investigatore che sa molto e che avrebbe riferito informazioni preziose ai boss di Brancaccio.
E poi altri nomi da decifrare nel mosaico: Giovanni, Enrico, Enzo. Le notizie riservate erano per Stefano Marino, boss di Brancaccio e per il fratello Michele. Sorvegliati speciali in piena attività criminale, gestivano gli affari di Brancaccio e Roccella. I due sono stati fermati nel blitz di ieri della squadra mobile con altri sette. E Stefano Marino (già latitante nel 2009 e sfuggito a un arresto), nel 2018, grazie a quelle informazioni, è riuscito a farla franca una seconda volta. Doveva essere tra gli arrestati di "Tabula Rasa", l'operazione dei carabinieri del 10 ottobre del 2018, ma grazie a una soffiata "dai piani alti", Stefano Marino sparì da casa e tornò dopo lo scampato pericolo.
"C'è un fascicolo per 40, operazione dei carabinieri di San Lorenzo", fu l'informazione che mise in allerta il boss di Brancaccio. Uno di questi informatori è un ex poliziotto che passò informazioni proprio al clan Brancaccio e che venne arrestato nel 2009. Nel dicembre 2008 il capomafia di Brancaccio, Ludovico Sansone, seppe in anticipo che i carabinieri stavano per eseguire un blitz per catturare 90 boss. Due anni prima, la soffiata era stata passata a un altro mafioso di Brancaccio, Andrea Adamo, riuscito ad evitare in extremis le manette.
Le dichiarazioni di due pentiti hanno svelato che le informazioni riservate arrivarono da un assistente capo della polizia: è stato condannato al termine del rito abbreviato a otto anni. Agli informatori Cosa nostra aveva consegnato telefonini per agevolare le soffiate. Nella ricostruzione degli scenari, anche un appartenente alle forze dell’ordine che, nutrendo rancore per essere stato trasferito avrebbe potuto rivelare importantissime informazioni sulle indagini, la mappa delle telecamere installate dalla polizia giudiziaria,il quadro delle intercettazioni.
Questo e tant'altro. Si passa da preziose informazioni ai boss a preziosi elementi di un puzzle ora nelle mani degli investigatori. Adesso in grado di fare pulizia di "talpe" e bruciare le difese dei boss.