Caro Don Biancalani, non si arrenda: è lei la vera Chiesa

Una lettera aperta a Don Biancalani, travolto da un'ondata di insulti per aver cantato, alla fine della messa, Bella Ciao

Don Biancalani

Don Biancalani

Giuseppe Cassarà 25 novembre 2019

Caro Don Biancalani,


devo confessarle che mai avrei creduto che questo momento potesse arrivare. Io, da laico e non credente, le scrivo oggi non solo per esprimerle la mia solidarietà e la mia stima, ma soprattutto per dirle che lei, anche per chi come me da anni si è allontanato dalla Chiesa, rappresenta un modello.


Lavorando per Globalist, ho avuto modo di leggere la valanga di insulti che l’ha travolta per aver cantato Bella Ciao alla fine della messa. E non solo, ovviamente, per quello: per il suo lavoro, per la sua opera di accoglienza e di aiuto in questo mondo arido che guarda con odio e disprezzo qualsiasi gesto di altruismo.


L’hanno accusata di crimini orrendi, di approfittarsi delle persone che sta accogliendo, l’hanno apostrofata con insulti razzisti, vigliacchi, omofobi, gonfi di risentimento semplicemente perché lei, così come le Sardine che riempiono le piazze, sta mostrando un’alternativa.


Un’alternativa non a Matteo Salvini, ma a un pensiero che sta diventando dominante e che da Salvini è incarnato: che il multiculturalismo abbia fallito. Che le differenze tra i popoli della Terra siano incolmabili e che bisogna erigere muri per vivere forse isolati, ma felici e tranquilli. La ‘sicurezza’, questo pensiero perverso ha avvelenato le menti di molti, la paura ha paralizzato e inchiodato cervelli divenuti troppo pigri per pensare, per immaginare, persino sognare.


E lei, che non fa altro che seguire ciò che ha insegnato Gesù Cristo, lei li manda in bestia. Perché è la dimostrazione che esiste ancora un’umanità che non si arrende all’orrore e alla paura. Che non si volta dall’altra parte.


Scorrendo tra i vari messaggi che oggi tanti piccoli ominicchi le hanno indirizzato, uno mi ha particolarmente offeso. Era un uomo e scriveva ‘da prete penso che Don Biancalani faccia male a strumentalizzare questi temi. Il sacerdote annuncia il vangelo. Punto e basta’.


Ecco, quel ‘punto e basta’ mi ha fatto saltare i nervi. Lei, Don Biancalani, è la vera Chiesa, ciò che la Chiesa dovrebbe sempre essere. Scendere dai pulpiti, rimboccarsi le maniche e aiutare la gente. Stare vicini a coloro che chiedono aiuto e anche a coloro che non possono farlo, perché non hanno più voce per urlare tanto è il loro dolore.


L’accusano di preferire i migranti agli italiani, come se nella solidarietà esistesse una gerarchia. È così che ragiona questa gente, i muri sono già eretti nelle loro teste e solo la forza di un uomo, di un sacerdote, come lei può riuscire ad abbatterli. Dando l’esempio anche a chi, come me, nella Chiesa ha visto spesso e volentieri un nemico, non un alleato.


Quindi aiutando e facendo del bene lei ha aiutato indirettamente anche me. E magari non le potrò essere d’aiuto fisico, ma io spero che sapere che esistono, tra le grida sguaiate di chi la insulta, anche delle voci che la pregano di non mollare, di continuare a servire gli uomini e Dio come sta facendo, le possa, in qualche modo, essere di conforto.