Ma quale celibato dei sacerdoti: il problema è il potere

La questione dei preti sposati non è stata posta da Francesco, ma dal sinodo per l’Amazzonia. Che a larga maggioranza ha chiesto una dispensa per l'Amazzonia

Papa Francesco e Benedetto XVI

Papa Francesco e Benedetto XVI

Riccardo Cristiano 18 gennaio 2020

La questione del celibato obbligatorio per i preti cattolici di rito latino e di rito ambrosiano, visto che tutti gli altri riti cattolici già prevedono la possibilità per i sacerdoti di sposarsi, è stata letta in modo “ideologico”, non connesso ai fatti.


Il primo fatto è che nella sua vita mai Joseph Ratzinger ha indicato di ritenere che il celibato sia parte dell’essenza del sacerdozio. Questo non lo ha minimamente indicato neanche durante il suo pontificato, quando si è più volte soffermato sul significato del sacerdozio, ponte tra i fedeli e Dio. Tutto sembra indicare che la pensi ancora così. Tanto è vero che da papa aprì le porte della Chiesa cattolica a molti sacerdoti anglicani, in gran parte sposati, con un atto di governo ben noto, l’Anglicanorum Coesibus. Poteva firmare un libro nel quale avrebbe affermato di aver consentito l’ingresso nella Chiesa cattolica a molti sacerdoti che hanno violato l’essenza del sacerdozio?
Il cardinale Sarah, autore del libro che si voleva firmato anche da Benedetto XVI, afferma proprio questa tesi: il celibato è parte dell’essenza del sacerdozio. Come questo rientri in una tesi che lo vede essenzialmente ponte tra fedele e Dio era proprio difficile da capirsi.
L’altro elemento non considerato è che la questione dei preti sposati non è stata posta da Francesco, ma dal sinodo per l’Amazzonia. E’ in quell’occasione che a larghissima maggioranza il sinodo ha chiesto una dispensa per l’Amazzonia. Se il sacerdote è ponte tra fedeli e Dio ed è impossibile avere sacerdoti in tutti i villaggi distantissimi tra di loro della sterminata Amazzonia vuol dire che o si trova il modo per organizzare una diversa presenza sacerdotale o si impedisce deliberatamente a quei fedeli di aver un ponte con Dio. Per esempio li si obbliga al digiuno eucaristico, quindi alla scomparsa della Chiesa. Ecco allora che non Francesco ma il sinodo hanno posto il problema: per questa regione così particolare, con villaggi piccoli e distanti l’uno dall’altro centinaia di kilometri, è opportuno pensare a degli anziani sposati e conosciuti, cattolicamente formati e di provata moralità che possano impedire la scomparsa della Chiesa in Amazzonia?
La proposta al papa da parte del sinodo è il punto. Il sinodo dei vescovi non è più uno strumento “leggero”. Francesco, consapevole dell’urgenza di passare da Chiesa clericale a Chiesa sinodale, ha modificato il ruolo dell’esistente sinodo dei vescovi nella Chiesa: esso adesso fa parte del magistero.
La prospettiva sinodale è quella cambia tutto, anche il potere. Il clericalismo è un sistema di potere che identifica la Chiesa con il clero, non con il popolo di Dio. Francesco invece nella lettera a tutti i cattolici cileni, non solo ai presbiteri, ha affermato che l’unzione è il battesimo, gli unti del Signore sono tutti i battezzati. Cambia tutto. I fedeli non sono pecore che devono seguire i pastori, fedeli e pastori vivono insieme, camminano insieme.
Il potere nel mondo clericale crea ovviamente solidarietà esplicite o opache. Se la Chiesa è dei preti e un prete abusa di un bambini per difendere il buon nome della Chiesa cosa si deve fare? Se invece quel bambino è parte della Chiesa come il prete che ha abusato del suo ruolo cosa si farà? Di più: le carte dei tribunali ecclesiastici saranno accessibili solo al clero o anche ai laici cattolici impegnati nella Chiesa?
Dunque il confronto in atto sembra essere un vero confronto, ma contro la prospettiva della Chiesa sinodale più che contro l’ipotesi di introdurre la figura del prete sposato, in Amazzonia. E questo lo comprendiamo anche da quanto accade in Germania.
La sinodalità infatti comporta un modo nuovo di essere Chiesa ed ecco che in Germania comincia a prendere forma e sostanza un sinodo del popolo di Dio che vive in quelle terre. Non sinodo dei vescovi sulla Germania, ma un sinodo della Chiesa in Germania. Il sinodo infatti non è solo sinodo dei vescovi del mondo che affianca il papa su temi o grandi questioni territoriali, come fu con Giovanni Paolo II per il Libano e con Benedetto XVI per il Medio Oriente. No, il sinodo può anche essere promosso e vissuto da una Chiesa locale. Non è il papa che decide come affrontano i problemi tedeschi i tedeschi. Sono loro che in modo sinodale cercano il loro cammino, pastori e fedeli, donne e uomini. Il popolo di Dio... in cammino. Questa visione non piace a chi ha una visione centralista e verticista, per la quale tutto viene dall’alto, dal vertice. Ora in Germania si pone un problema: il sinodo vuole discutere anche del celibato del suoi sacerdoti, del proprio rapporto con gli omosessuali, della possibilità di ritagliare un ruolo diverso per le donne nella Chiesa tedesca. Questo ovviamente pone un problema a Roma, al centro. Ha scritto in un’eccellente nota esplicativa Askanews: “Una scelta di questioni che ha subito suscitato più di una apprensione in Vaticano, tanto che al cardinale presidente, Reinhard Marx, a settembre scorso è giunta una lettera firmata dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, e una valutazione giuridica firmata dal presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, monsignor Filippo Iannone, che sollevavano dubbi sulla validità canonica del percorso sinodale. E, in particolare, sul suo carattere vincolante: in altre parole, se la Chiesa tedesca, tra un paio d'anni, decide di voler ordinare donne diacono o preti sposati, come può farlo senza l'assenso di Roma?” Il problema è evidente: non riguarda tanto la risposta che viene data, ma chi la dà.
Quando si è posto il problema della pedofilia Francesco ha sollecitato una risposta da Chiesa di popolo: molti non lo hanno ascoltato. La risposta è rimasta intrisa di clericalismo e di solidarietà di corpo, nonostante ovviamente importanti eccezioni. Ora la Chiesa tedesca avverte l’esigenza di rompere con la cultura sessuofoba anche per recuperare credibilità. Non saranno la sessuofobia e l’idea di potere clericale all’origine di tanti abusi e di tanti risposte almeno imbarazzate? Eccoci anche agli omosessuali. Tutti sanno che la distorsione omofobica deriva da una lettura mendace della Bibbia: l’ira di Dio contro Sodoma non era dovuta ai costumi, ma all’insopportabile, per Dio, mancanza di ospitalità verso lo straniero. Questo da anni viene documentato e affermato nella Chiesa cattolica, ma a livello di vertice arriva solo ora, con il documento su chi è l’uomo della Commissione Biblica Internazionale. Superare la sessuofobia cambia tutto, anche le barriere interne, la divisione tra ordine sacerdotale e popolo. Dunque alla base della polemica sembra proprio esserci il potere, più che la sostanza.
Il guaio per il potere è che Francesco, dottrinalmente un conservatore, è talmente conservatore da sapere che la Chiesa dei padri era una Chiesa sinodale. Con buona pace del potere e della dottrina che nella testa di certuni dimentica sempre solo quel che non è funzionale.