La storia di Patty: "Ho il coronavirus da 70 giorni

"E' fondamentale usare tutte le mascherine, i guanti, i disinfettanti, mantenere la distanza, ma, secondo me, questa seconda fase è un po' precoce".

Coronavirus

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globalist 6 maggio 2020

"Mi chiamo Patty, sono affetta da coronavirus dal 23 febbraio, confermato da tampone positivo il 2 marzo e attualmente ancora positiva. Questo per dirvi che siamo oltre i 70 giorni da quando mi sono ammalata e per dirvi che questo virus non è uno scherzo. Invito tutti a stare a casa. Lo so che va controtendenza e molti non mi sopporteranno. Ma penso che sia importante stare a casa perché il virus c'è ancora, ci sono ancora le persone malate. E' fondamentale usare tutte le mascherine, i guanti, i disinfettanti, mantenere la distanza, ma, secondo me, questa seconda fase è un po' precoce perché ancora ci sono tanti malati infetti. Se ricordiamo la paura che le persone avevano quando sono emersi i primi casi, immaginate che adesso ci sono un sacco di persone in giro e molte di loro possono essere positive e contagiare gli altri". E' l'appello che lancia, con un videomessaggio su Facebook, una donna quarantenne, una delle prime persone contagiate in Toscana.


Di ritorno da Bergamo, dove era stata per lavoro, Patty era stata ricoverata all'ospedale Santo Stefano di Prato. Dal 10 marzo è in isolamento nella sua casa a Firenze, ancora con sintomi, anche se adesso più lievi. "Questo virus - racconta la quarantenne - fa venire molti sintomi, tra cui anche cefalea fortissima, congiuntivite, temperatura che sale e scende, problemi alla pelle, macchie cutanee, dolori delle ossa e delle articolazioni, e nella migliore delle ipotesi va così".


Poi conclude, rinnovando l'appello: "Sinceramente - dice - invito tutti a stare il più possibile a casa. Penso che queste riaperture siano arrivate troppo presto. Ho visto persone che non stanno attente, assembramenti anche senza mascherine, e credo che sia un momento molto, molto pericoloso. Sono molto preoccupata per tutti quelli che si possono ammalare, anche gravemente, rischiando di non farcela. Non pensiamo solo a noi, ma a tutti".