Mattia, il paziente 1 di Codogno: "Su di me tante bugie, mi sono pesate"

Su di lui si è detto di tutto: la famosa cena con l'amico tornato dalla Cina (che poi risultò negativo al test), le due maratone che avrebbero diffuse il contagio (mai avvenute).

Mattia Maestri

Mattia Maestri

globalist 22 maggio 2020
Il 21 febbraio 2020 è una data che l'Italia ricorderà a lungo: è stato l'inizio dell'incubo del Coronavirus e un nome in particolare, quel giorno, si stampò nella mente degli italiani: Mattia, il paziente 1 di Codogno, il primo caso di Coronavirus registrato nel Paese. 
Su di lui si è detto di tutto: la famosa cena con l'amico tornato dalla Cina (che poi risultò negativo al test), le due maratone che avrebbero diffuse il contagio (mai avvenute). Insieme all'etichetta di 'paziente 1' per lui sono arrivati anche insulti, tra chi gli dava dell'untore e chi gli dava dello stupido per aver causato l'epidemia, come se l'avesse fatto di proposito. 
Mattia tutto questo non poteva saperlo, dato che è rimasto due settimane intubato e in coma, lottando per la vita: il Coronavirus con lui è stato particolarmente feroce, e ha soltanto 38 anni. Ma per fortuna, Mattia si è svegliato e ha potuto vedere nascere sua figlia. E ora si racconta in un'intervista a Sportweek: "L'etichetta di Paziente 1 non mi è mai pesata, le bugie sì. La cena con un cinese, le due maratone in una settimana: tutto falso. Mi è pesata la popolarità che ne è conseguita, devo continuamente respingere le richieste di interviste o di ospitate televisive". 
Mattia parla delle due settimane in terapia intensiva, della figlia nata pochi giorni dopo le sue dimissioni, e della sua voglia di tornare a correre, passione condivisa con la moglie e con un gruppo di fedelissimi, i compagni del Gruppo Podistico Codogno '82 che ha voluto coinvolgere nell'intervista: "Nel periodo del mio ricovero - ha spiegato, come si legge in un'anticipazione del servizio - hanno sostenuto la mia famiglia. Si sono anche iscritti ai social per difendermi".