La strage di Ustica 40 anni dopo e l'ipocrisia di Stato

Che sia stato un missile durante una guerra dei cieli non dichiarata per colpire i libici e uccidere Gheddafi lo sappiamo praticamente fin dall’inizio. Ma...

Il relitto del Dc9 dell'Italia abbattuto a Ustica

Il relitto del Dc9 dell'Italia abbattuto a Ustica

Claudio Visani 27 giugno 2020

Sono passati 40 anni dall’abbattimento del Dc9 Itavia e dall’assassinio di 81 persone innocenti. E dopo 40 anni siamo ancora qui a chiedere verità e giustizia.


Che sia stato un missile durante una guerra dei cieli non dichiarata per colpire i libici e uccidere Gheddafi lo sappiamo praticamente fin dall’inizio. Lo hanno confermato molte prove, testimonianze, un ex presidente della Repubblica, diverse sentenze civili. A sostenere cause diverse, smentite dai fatti (la bomba, il cedimento strutturale) sono rimasti solo Giovanardi e qualche altro dinosauro nostalgico della Guerra Fredda.


Il dubbio, relativo, riguarda solo chi ha premuto il grilletto, se i francesi o gli americani. Con la collaborazione dei servizi italiani e del governo di allora (Cossiga presidente del Consiglio, guarda un po’), che depistarono, falsificarono e coprirono tutto, compreso il ritrovamento sulla Sila del Mig libico abbattuto quello stesso giorno e la macabra amputazione delle mani e del pene del pilota per renderne impossibile l’identificazione (le mani per le impronte, il pene per la circoncisione).


Ebbene, nonostante tutto questo sia ampiamente noto, ancora oggi le autorità italiane (Mattarella - sì, pure lui - Fico, Conte, Bonaccini) stanno ancora a parlare di segreti di stato da rimuovere, a rivolgere appelli “chi sa parli” agli alleati (Usa, Francia), a dire che verità e giustizia restano irrinunciabili per l’Italia. Ma chi li deve rimuovere quei segreti? Chi deve andare a chiedere conto agli alleati? Chi deve rendere giustizia alle vittime?


Non credeteci. Son tutte balle. Una pantomima.


La grande ipocrisia di Stato. Lo specchio della debolezza della nostra politica, della nostra Italia. Se i governi e i politici di questi 40 anni ci avessero creduto davvero, se fossero stati liberi, se avessero avuto la coscienza pulita e la schiena diritta, se avessero avuto a cuore la giustizia per le vittime e la dignità del Paese, quella verità l’avrebbero già ottenuta. E noi ce l’avremmo già.


Perché non può essere che in tempo di pace i tuoi principali alleati ti abbattano un aereo civile, anche per sbaglio, e si rifiutino di dire perché e come è accaduto, ti neghino l’accesso alle prove, anzi ti chiedano la collaborazione per cancellarle, affinché nessuno di quelli che sanno parlino. E continuino per quasi mezzo secolo a mentire, a nascondere ciò che sanno.


Non può andare così. Non può essere in relazioni normali tra Stati amici e alleati. Nella politica con la P maiuscola, se il tuo Stato è libero, sovrano e con gli attributi, il modo per convincere chi ha interesse a nascondere la verità, a smettere di farlo si trova. Non si può più fare appelli retorici o delegare alla magistratura, spetta al governo e al nostro Stato fare i passi che vanno fatti, che andavano fatti già da decenni.


Diversamente, può continuare ad andare così solo se sei coinvolto e quindi complice. Se i tuoi interessi o le tue convenienze politiche e militari coincidono o hanno coinciso, con chi quella sera ha deciso di premere il grilletto. Come cantava De Andrè, “per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.