La destra strepita su cenoni e piste da sci. Non una parola su chi le feste le passerà in terapia intensiva

È francamente indecente che si blateri di cenoni, babbi natali e Gesù bambino in un momento come questo. Indecente che si parli di Natale rubato e di vacanze sulla neve.

Terapia intensiva

Terapia intensiva

Giuseppe Cassarà 3 dicembre 2020

In un modo o nell’altro siamo arrivati a Natale. Questo lunghissimo 2020 è quasi giunto al termine, ma non c’è spazio per le illusioni: il coronavirus non scomparirà alla mezzanotte del 31, le mascherine non saranno sparate in aria insieme ai botti di Capodanno e soprattutto non arriverà nessun miracolo di Natale a guarire chi queste feste le trascorrerà da solo nelle terapie intensive, con un tubo in gola, fianco a fianco con persone che muoiono.

Triste, vero? Vorremmo tutti non pensarci. D’altronde, il Natale a che altro serve se non a distrarci? Distrarci dalle storture del mondo, dalle guerre, dalla fame, dalle centinaia di migliaia di altre tragedie che avvengono ogni anno? Abbiamo tutti bisogno di leggerezza, di riposo. È stato un anno pesante, lo sarà anche il prossimo. Che male c’è a chiedere una tregua?

Non c’è nulla di sbagliato, infatti. Sbagliato è il pretendere la normalità in un mondo che ha smesso di essere normale. Sbagliato è volere il Natale con il maxi cenone, i regali sotto l’albero e la casa piena di parenti; sbagliato è festeggiare il Capodanno con feste esagerate e baci e abbracci a sconosciuti. Sbagliato, in sostanza, è l’egoismo.

Il Dpcm ci permette di tornare alla residenza, al domicilio e all’abitazione, in qualsiasi momento. Potremo vedere i parenti stretti, potremo comprare i regali perché i negozi rimarranno aperti. Il Natale non è stato ‘rubato’: ci viene chiesto di renderlo sobrio, di non strafare, di festeggiare poco anche perché, diciamocelo, alzare i calici e brindare festosamente con migliaia di persone nelle terapie intensive, con decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di isolati nelle loro abitazioni non è esattamente di buon gusto. Anzi, diciamo pure che è da cafoni, da egoisti, da incivili.

Tutti aggettivi che la destra italiana si merita in pieno. Perché è francamente indecente che si blateri di cenoni, babbi natali e Gesù bambino in un momento come questo. Indecente che si parli di Natale rubato e di vacanze sulla neve. Una cosa è preoccuparsi dei lavoratori del settore turistico, degli albergatori, dei ristoratori: assicurarsi che i loro ristori arrivino per tempo, non perdere di vista quella situazione, bacchettare la maggioranza affinché faccia il suo lavoro, quello è il compito dell’opposizione, o almeno lo sarebbe in una democrazia matura e civile.

E invece, abbiamo chi rivendica il diritto di fregarsene. E di chi le feste le trascorrerà in ospedale, da paziente o da medico, chi se ne frega. Di chi ha parenti in ospedale e passerà il Natale in preda all’angoscia, chi se ne frega. Di chi morirà durante queste feste, chi se ne frega. I morti non sono importanti, ciò che conta è mangiare, bere, comprare e fare finta che vada tutto bene, anche davanti alla tragedia.