Lasciate AstraZeneca a quei coraggiosi che non hanno paura dello 0,0006% di rischio trombosi

L’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, ha segnalato che su 5 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca somministrate in Europa, i casi della famigerata trombosi sono 30. Si tratta, per essere chiari, dello 0,0006% di rischio

AstraZeneca

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Giuseppe Cassarà 15 marzo 2021

Non più tardi di 20 ore fa, l’Aifa twittava che non c’era alcun pericolo legato ad AstraZeneca. Letteralmente dieci minuti dopo che la Germania ha sospeso su tutto il territorio nazionale la somministrazione del vaccino, l’Italia si è accodata, come i bimbi più piccoli che cercano di farsi belli con quelli più grandicelli. Ma siccome non siamo all’asilo ma nel mezzo di una pandemia mondiale che non sta facendo solo vittime per Covid, ma che sta giocando a birilli con ciò che resta della nostra salute mentale, allora dobbiamo cercare di vederci chiaro.

L’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, ha segnalato che su 5 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca somministrate in Europa, i casi della famigerata trombosi sono 30. Si tratta, per essere chiari, dello 0,0006% di rischio, e peraltro non c’è ancora nessuna conferma ufficiale che questi casi di trombosi siano collegati alla somministrazione del vaccino. Anche perché la trombosi non è una condizione rara ed è collegabile a moltissime cattive abitudini, dal fumo all’alimentazione non sana.

Nei test clinici effettuati dall’Ema su un campione di 23mila persone, non erano emersi effetti collaterali differenti da Pfizer, per dire: febbre, in alcuni casi anche alta, mal di testa, dolori muscolari. Tutti sintomi che erano passati nel giro di poche ore e che sono considerati normali data l’aggressività del vaccino. Vaccino, serve ricordarlo, che è stato ideato in nove mesi per un virus che era sconosciuto fino a poco più di un anno fa. La scienza non fa miracoli e aspettarsi la sicurezza al 100% da questo farmaco significa accettare di rimanere in pandemia per anni, perché - incredibile ma vero - per creare un vaccino più efficace serve più tempo. Invece, accettare il ragionevole rischio di essere in quell’infinitesimale percentuale di persone che sono state male, potrebbe farci tornare più in fretta ad abbracciarci, come diceva Giuseppe Conte.

Nota a margine: ve lo ricordate Conte? Quello cacciato a pedate perché ‘ci chiudeva dentro casa e non dava spiegazioni?’. Ecco, ora lo fa Mario Draghi, quindi è tutto ok.

Ma torniamo a noi: la comunicazione terroristica fatta su AstraZeneca è uno dei più bassi esempi di giornalismo mai visti in questo paese. I numeri parlano chiaro: 30 casi su cinque milioni non può essere considerato un rischio alto. Va bene i controlli, va bene il monitoraggio, ma a rischio qui non c’è solamente la salute fisica delle persone, o l’economia. Qui abbiamo un’intera fetta di popolazione, quella compresa tra i 15 e i 60 anni, che non ha patologie pregresse e non rientra in nessuna categoria a rischio (praticamente 3/4 di tutta la popolazione italiana) che vede allontanarsi sempre di più il momento in cui riceverà il vaccino, in nome di un rischio praticamente inesistente. Questa è una mancanza di rispetto per la nostra pazienza che non può essere risolta con un ‘tenete duro’: è un anno che teniamo duro. Un anno che seguiamo le regole, almeno la maggior parte di noi. Un anno che vediamo le nostre vite stravolte, le nostre attività economiche distrutte, le nostre relazioni sfilacciarsi, e soprattutto che vediamo i nostri cari ammalarsi e in alcuni casi morire.

Questa isteria totalmente ingiustificata dell’Europa è un affronto a tutto questo e non ci sono scuse che tengano dato che sono innumerevoli gli scienziati, virologi e tecnici che da giorni ribadiscono che AstraZeneca è un vaccino sicuro. Dove sta la verità? Quale battaglia si sta combattendo su ciò che rimane di noi, dopo un anno intrappolati da questo maledetto virus?