Il «gioco delle parole» di Salvini. Con Di Maio che gli corre dietro

Il segretario della Lega nord, 2017: «Cancelleremo la figura più inutile della democrazia italiana, il prefetto»; il ministro degli Interni, 2019: «Se i sindaci non contrastano illegalità e degrado, i prefetti sono pronti ad intervenire»

Salvini e Di Maio

Salvini e Di Maio

Tommaso Verga 18 aprile 2019Hinterland
di Tommaso Verga
«Al momento non c'è guerra, ci sono scontri e noi stiamo lavorando affinché non ci sia la guerra» tra i più recenti. Parole in libertà, tanto per dire, in questo caso a giustificare il “no” alle richieste di approdo dei barconi provenienti dalla Libia. Perché, non essendoci la guerra, «chi parte non è profugo». Un metodo quello di Matteo Salvini, indifferente al principio della verità, che è vera soltanto se coincide con la sua. Meglio se partorita seduta stante.
Per l'ex segretario della Lega nord il da farsi è talmente chiaro da farne un «metodo», continuare a dettare e gestire l'agenda. Ieri è persino arrivato al punto di convocare al Viminale una riunione di esponenti del suo partito – un atto che prescinde dal «ma si può fare?»; tanto risponderebbe un arrogante «io faccio così» –. Immaginarsi come ne sono usciti quelli impegnati nelle corse locali alle amministrative, gli aspiranti-sindaco di Firenze, di Tivoli o di Perugia, che si sono sentiti dire «ho deciso: il prefetto conta più di voi».
C'è sicuramente di mezzo la campagna elettorale. Che costringe Luigi Di Maio a corrergli dietro, a rispondere sui temi imposti dall'altro vicepremier. Uno scontro conclamato ormai, che però più che tra alleati di governo, è chiaramente tra opposti. Sono settimane che tra Lega e 5stelle, la conclusione sui singoli provvedimenti pone a rischio l'assetto istituzionale del Paese.
L'ennesimo coniato ieri da Matteo Salvini, sulle «zone rosse» da circoscrivere nelle città, con i sindaci subordinati ai prefetti ne è prova (chissà quanti e quali sacrifici per decidere il colore d'appoggio). A premessa dell'ordinanza, la sicurezza, con la perdurante divisione tra Interni (lo stesso Salvini) e Difesa (la ministra Elisabetta Trenta), argomento sul quale il leghista ha cercato e ottenuto una inattesa esplosione delle fortune elettorali.
Dall'altra parte, Luigi Di Maio, arrivato a suscitare simpatia, con il ribattere colpo su colpo alle provocazioni del primo. Con una narrazione di sinistra. Che è probabilmente la chiave di lettura del motivo portante individuato dal capo politico dei grillini. Perché lo scontro ha per obiettivo arginare l'uscita della corrente di «sinistra» del movimento 5stelle, quella ingaggiata un anno fa, con le elezioni del 4 marzo,.
Il fatto è che ormai i 5stelle mostrano «attrazione» per il vertice dei democrats di Nicola Zingaretti, incuriositi dal rinnovato entusiasmo sugellato dall'inatteso numero dei votanti alle primarie. Tutto giudicato «altra cosa», diverso, rispetto alle consultazioni «renziane». Una valutazione sostanzialmente positiva, al punto d'aver suggerito persino una inedita reazione di carattere burocratico ai fatti giudiziari umbri, addebitati «a quelli di prima».
Ne discende però che, così facendo, il moVimento s'è trovato assediato su entrambi i lati. E, dovendo scegliere, ha preferito adottare una «narrazione di sinistra». Con gli esami rinviati alle Europee del 26 maggio. Se si dovessero registrare percentuali di rilievo a sostegno dell'accordo tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, il «quadro» politico terremotato potrebbe significare per i 5stelle finire sotto le macerie che hanno contribuito a provocare. In sostanza, essere in fuori gioco o di rincalzo in un inevitabile ritorno alle urne, anche se è tutta da vedere se la rappresentanza troverà sbocco in un governo sovranista.
Nel frattempo Matteo Salvini prosegue col suo metodo. Indifferente al fatto che ogni post, battuta, tweet, dichiarazione, è in contraddizione con quella precedente, magari a distanza attigua. Parola di prefetto... o di sindaco.
1 agosto 2017, Salvini «cancella» i prefetti (Tg24): «Quando saremo al governo faremo quel che non abbiamo fatto anni fa quando già eravamo al governo. Cancelleremo la figura più inutile della democrazia italiana che è il prefetto»: lo ha detto, parlando di immigrazione, il segretario della Lega Nord, sottolineando che così «i sindaci avranno il pieno controllo del loro territorio».
17 aprile 2019, Salvini «cancella» i sindaci (Tg24): «Se i sindaci non contrastano illegalità e degrado nelle proprie città, i prefetti sono pronti ad intervenire per supplire le carenze dei primi cittadini». Lo dice il ministro dell'Interno, sottolineando che «il Viminale e il decreto sicurezza offrono armi in più per combattere occupazioni, degrado, abusivismo e illegalità. Nelle prossime ore invierò ai prefetti una direttiva per cacciare i balordi dalle città».