In Usa Renzi gioca al principe azzurro

L'Italia non può muoversi con astuzia fiorentina su temi decisivi come l'Isis, la Libia e dare l'impressione di un barcamenarsi tra convenienze e vantaggi economici.

Desk 18 aprile 2015
[b]di Nuccio Fava[/b]



Renzi non sorprende più con il suo stile e le sue sparate. Non ama il monopoli, preferisce il ruolo del principe azzurro che da' la sveglia alla bella addormentata, la nostra Italia. In quella faccia un po' così e l'atteggiamento guascone e piacione insieme, ha conversato cordialmente e piacevolmente con gli universitari americani. Assegna al suo governo il compito di scuotere a fondo il Paese lanciandosi al galoppo verso il cambiamento e un nuovo futuro. Ovviamente resta centrale la nuova legge elettorale chiodo fisso del segretario-presidente che secondo Renzi resta intoccabile. Con ragionamento singolare e molto debole si offre all'opposizione come merce di scambio , un ritorno all'elezione dei senatori da parte degli elettori. Indicazione quanto meno eccentrica, dopo tutta la furia riformatrice espressa dal ministro Boschi che ribadisce che in caso estremo si potrà addirittura porre la fiducia. Nulla invece per quanto riguarda la Camera, l'enormità del premio di maggioranza, del ballottaggio, dei capilista bloccati, di un Parlamento insomma di nominati da Roma, dopo che lo stesso padre del porcellum ha definito una porcata la gestazione della nuova legge, peggio - a suo dire- del suo porcellum. Lascia esterrefatti la rigidità e il rifiuto assoluto di dialogo. La politica non è fatta solo di numeri e percentuali ma di attenzione e ascolto vero degli interlocutori. Indispensabile per una vera leadership è una capacità di guida nonostante argomentazioni contrarie. L'opinione pubblica non lo capisce proprio questo gran pasticcio all'italiana. Specie in una fase storica che mette quotidianamente in mostra corruzione e maneggi vari, che sporcano pesantemente il clima politico alla vigilia di elezioni regionali importanti con un calo di votanti previsto mai così ampio e anche la forte riduzione degli iscritti al partito è in forte diminuzione complicando non poco la novità delle stesse primarie, fonte di inquinamento e di intrallazzi. Non credo che di tutto questo ad Obama e agli americani interessi molto. Sorpresi forse dal prolungato silenzio sul genocidio degli armeni sollevato con chiarezza e coraggio da papa Francesco. L'Italia non può muoversi con astuzia fiorentina su temi decisivi come l'Isis e la guerra in Libia con il rischio di dare l'impressione di un barcamenarsi tra convenienze e vantaggi economici. È' in gioco qualcosa di più grande, ne è la prova la tragedia dei cristiani affogati nel Mediterraneo proprio perché cristiani, nel corso di una rissa scoppiata in una di queste tragiche carrette del mare. Il nostro mare nostrum che ha costituito l'argomento centrale. Il clima è apparso tuttavia cordiale e con reciproci riconoscimenti: per Obama Renzi è' un leader capace e portatore di innovazione, per Renzi l'America è una grande nazione amica che rappresenta il più sicuro modello per l'Italia da costruire.