Cara Raggi, adesso i poteri forti li vedrai in azione sul serio

Il difficile per la giovane sindaca comincia adesso. Ha contro Renzi, i palazzinari romani, i media in toto. Dalla sua c'è il fatto che Roma è allo stremo...

Virginia Raggi

Virginia Raggi

globalist 20 giugno 2016

di Pietro Manigas


Per Virginia Raggi comincia adesso la partita più difficile. Per ora si è trattata di camminare sulle macerie della Capitale, senza neanche troppo sforzarsi potremmo dire. La storia dell’abbattimento fratricida di Ignazio Marino ha avuto sicuramente un valore simbolico alto. Perché Marino, il marziano, non è che fosse così odiato dalla cittadinanza come raccontavano i media. Era odiato dal Pd e da Renzi che non gli rivolgeva parola. In condizioni diverse poteva essere un buon sindaco? Chi lo sa. Queste sono le condizioni romane: un renzismo feroce a livello nazionale, una desertificazione sul piano locale di ogni attività politica e sociale. Come se la politica fosse affidata in toto alle scelte strategiche degli imprenditori privati, dei palazzinari nel caso specifico.
La ribellione civile non c’è stata, è vero. Le persone si sono limitate a sfuggire, a non votare e a punire nel segreto dell’urna. Ma una indicazione l’hanno data: se Marino come sindaco era fuori sintonia rispetto a Roma, il Pd è un partito marziano vero.
Che c’entra questo con Raggi? C’entra. Perché i cosiddetti poteri forti, che a Roma sono più evidenti e visibili che altrove, mattone sopra mattone cercheranno di rigiocarsi questa partita. Le ultime sono andate male: hanno sostenuto Alemanno che come sindaco era davvero una catastrofe, hanno prima subìto poi segato Marino, ora si trovano di fronte Raggi. Già gli strilli di Roma fa schifo, blog che evidenzia la pochezza, quindi lo schifo capitale, ha messo in guardia: no a personalità di spessore all’urbanistica e alla cultura. Ma Raggi ha prenotato Berdini, a detta di un incompetente politico come l’ex assessore renziano Sì-Tav Esposito: un incompetente (per l’appunto). E le circostanze fanno pensare che l’abbuffata olimpica potrebbe andare di traverso ai soliti noti degli affari romani. E anche lo stadio degli americani potrebbe incontrare qualche ostacolo in più.
Quindi? Accadrà che i passivi piddini che non si sono accorti, dicono, di Mafia capitale e neanche delle mani sulla città dei palazzinari, faranno la guerra delle buche, dell’immondizia, dei cittadini avvelenati, dei trasporti che non funzionano. Insomma, la Roma che hanno lasciato in eredità in decenni di consociativismo. I media di regime, in altro modo non si possono definire, faranno politica in campo. Gli uffici comunali, i tecnici faranno il resto. Insomma, per ogni azione contro l’incrostazione del sistema di potere, ci sarà una reazione. Come quando mandavano i cittadini a protestare davanti all’unico centro per rifugiati non gestito dai mafiosi.
Per Raggi sarà difficile. Non si tratta di avere la stoffa o meno, e neanche l’onestà (che non guasta). Per governare Roma ci vuole un miracolo. Vedremo. Per il momento siamo in attesa di opere buone in difesa dei più deboli, dei poveri, dei migranti, dei bambini, di chi ha bisogno di verde e di speranza, oltre che di conoscenze e cultura.