Roma: le vie intitolate ai razzisti spettano ai professori che dissero no al fascismo

Dopo l'impegno del sindaco Raggi la proposta di Pierlugi Battista. "Sono dodici eroi sconosciuti"

Virginia Raggi

Virginia Raggi

Desk 24 gennaio 2018

Dopo l'annuncio del sindaco di Roma Virginia Raggi di voler rinominare le vie della capitale intitolate a chi aderì al Manifesto della razza arriva la proposta di Pierluigi Battista di dedicare quelle vie ai docenti universitari che non giurarono fedeltà al fascismo. Un riconoscimento, anche se tardivo, a chi dimostrò che si poteva dire no al regime.

Le parole della Raggi erano arrivate alla vigilia della giornata della Memoria e a ottant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali fasciste, una delle pagine più vergognose della nostra storia. "Dobbiamo cancellare queste cicatrici indelebili, aveva detto il sindaco, che rappresentano una vergogna per il nostro Paese. Roma condanna le leggi razziali, la nostra città è orgogliosamente antifascista".
"Perchè questo gesto non scada nell'ipocrisia, scrive Pierluigi Battista dalle colonne del Corriere della Sera, in un rituale per placare le coscienze, nell'autoassoluzione collettiva di un popolo che diede al fascismo un consenso larghissimo, sarebbe il caso che a Roma e negli altri Comuni italiani sorgessero una via Giorgio Levi Della Vida, un viale Gaetano De Sanctis, una piazza Piero Martinetti, un largo Lionello Venturi, e altre vie dedicate a Vito Volterra, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera, Bartolo Nigrisoli, Fabio Luzzatto, Marco Carrara".
"Dodici intestazioni, prosegue ancora Battista, come dodici furono gli unici docenti universitari italiani, tra migliaia e migliaia che si inchinarono per dire si e conservare intatte le loro cattedre, che si rifiutarono nel '31 di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al fascismo. Dodici eroi sconosciuti alla gran parte degli italiani perchè l'Italia antifascista si è finora ben guardata dal celebrarli come eroi del dissenso e della dignità. Preferendo piuttosto sorvolare in silenzio su quelle migliaia di professori che con il fascismo e poi con il razzismo antisemita scesero a patti. Un riconoscimento tardivo perchè quei dodici nomi sono la prova che si poteva dire di no".