I due nodi per cui il contratto tra M5s e Lega inizia a rompersi

Da una parte c'è il caso Boeri. Salvini lo detesta e vorrebbe sostituirlo all'Inps. Di Maio frena. E poi c'è il dl Dignità. I contratti a termine hanno fatto infuriare la base leghista dei piccoli imprenditori

Salvini e Di Maio

Salvini e Di Maio

globalist 4 luglio 2018

Ci sono due scogli grossi che separano Salvini e Di Maio. Il primo tema riguarda Boeri. Il segretario leghista è in rotta di collisione con il presidente dell'Inps e vorrebbe cacciarlo, mentre il capo politico del M5s, stamane al termine di una conferenza stampa con lo stesso Boeri, ha ricordato che il mandato di quest'ultimo scade nel 2019.


C'è poi il decreto Dignità. Salvini non era presente nella riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al dl e neppure alla conferenza stampa a Palazzo Chigi di illustrazione del provvedimento.


Arrivando stamane all'assemblea dell'Ania, Salvini ha parlato di "buon inizio" con l'approvazione del dl dignità. "Poi", ha subito precisato, "il Parlamento cercherà di renderlo ancora più efficiente e produttivo". 


Non è un mistero che il partito di Salvini abbia perplessità sulle norme adottate sui contratti a termine che hanno suscitato la protesta dei piccoli imprenditori, grossa fetta dell'elettorato leghista. Altro tema è quello della re-introduzione dei voucher per la quale il Carroccio è schierato, in particolare nel settore dell'agricoltura, e che potrebbe arrivare in aula.


Gelo di Di Maio che ha stretto giro e sempre dall'assemblea dell'Ania  ha replicato all'alleato: "Il Parlamento  è sovrano, se le modifiche vanno dell'ottica del miglioramento troveranno il M5s disponibile al dialogo. Se invece vogliono annacquare le norme che abbiamo scritto, allora saremo un argine", ha chiarito il ministro del Lavoro. "Non si arretra sulla precarietà, sulla sburocratizzazione, sulla lotta al gioco d'azzardo e alle multinazionali che delocalizzano dopo aver preso soldi allo Stato", ha insistito.