Senza pietà contro i migranti ma Casapound non si tocca: lì furono strette di mano

Contro chi aiuta gli ultimi invece isolamento, criminalizzazione e nessuno aiuto.

Salvini

Salvini

globalist 13 novembre 2018

CasaPound non si tocca, con loro sono pacche sulla schiena. Per gli ‘italiani’ che fregano gli ‘italiani’ e minacciano gli ‘italiani’ comprensione e strette di mano.
Contro chi aiuta gli ultimi invece isolamento, criminalizzazione e nessuno aiuto. Dopo tutto con il decreto sicurezza si vuole questo. Creare non persone senza diritti colpevoli di avere un colore della pelle diverso. 
Piazzale Maslax era sotto la minaccia concreta di sgombero da settimane. Eppure nessuna comunicazione è arrivata dal Campidoglio, nessun piano di accoglienza alternativa dignitosa è stata predisposta per le persone che oggi sono state sgomberate. Ora questi esseri umani accolti da Baobab dove andranno? 
Ancora una volta, la Prefettura ha deciso e il Campidoglio si è adeguato, non curandosene di cosa faranno e dove andranno gli sgomberati.
L'intento del ministro dell'Interno che si fa chiamre sbirro è quello di trasformare definitivamente Roma in una città che vive nella paura dello straniero, una capitale chiusa e fondata sull'odio. Ma non è il solo. Ha lavorato a questo risultato anche la ducetta Giorgia Meloni. A invocare le pene dell’inferno verso chi è restato umano ci ha pensato la nipotina di Almirante, ora presidente del partitella di estrema destra di Fratelli d'Italia, ormai melensa nella sua strategia di rilanciare con più enfasi le sparate di Salvini.
Che aveva detto la signora? “La pazienza è finita: la tendopoli vicino alla stazione Tiburtina va sgomberata immediatamente e chi non ha diritto a stare in Italia va rimpatriato. È inaccettabile che nella Capitale d'Italia ci siano zone franche dove accade di tutto, stupri, violenze e sequestri di persona compresi. Ora basta #TolleranzaZero".
Le zone franche esistono. Come le aree di spaccio. Come lo stabile occupato abusivamente da CasaPound e le zone intorno ai covi fascisti dove si dà la caccia ai migranti.
Uno Stato democratico garantisce la legalità ovunque e non se la prende con gli ultimi. Semmai con i soli delinquenti. Bianchi, neri e con qualsiasi passaporto.
Baobab era una risorsa. Non il problema. I fascio-leghisti lo sanno bene ma devono fare propaganda prendendosela con i migranti e rateizzando la restituzione dei soldi rubati agli italiani. 


Parliamo dunque di Casapound che occupa un locale non suo? "Se entrate sarà un bagno di sangue". Questa è stata la minaccia rivolta alla Guardia di finanza che, come concordato da tempo, si era presentata nel quartier generale dell'organizzazione di estrema destra a Roma per sgomberare i locali occupati abusivamente dal 2003. Minacce che hanno fatto saltare lo sgombero rinviato a data da destinarsi per evitare tensioni con tanto di strette di mano tra i fascisti del terzo millennio e la Digos.
Una vicenda che ha lasciato senza parole, almeno fino ad ora, il ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini. La Guardia di finanza ha provato ad accedere ai locali di proprietà del Demanio occupati da CasaPound con l'obiettivo di determinare i danni causati al pubblico erario dall'occupazione partita 15 anni fa del civico 8 di via Napoleone III. Tentativo respinto e concluso con una serie strette di mano tra i militanti del partito di estrema destra e gli agenti della Digos in borghese inviati sul posto dalla questura per mediare e arginare possibili disordini.


Due giorni dopo la Digos arriva invece nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vicofaro, vicino Pistoia. Da una parte la carità, l'accoglienza e la solidarietà messe al muro e perquisite. A Roma, a due passi dalla stazione Termini, uno stop reverenziale alle squadre nere e a quell'urlo minaccioso: "Se entrate sarà un bagno di sangue".
La minaccia dei fascisti di CasaPound, il blitz che si ferma, le strette di mano e i sorrisi tra gli agenti della Digos e i capi bastone hanno segnato un nuovo subdolo passo eversivo dell'ordine democratico, che nella Costituzione ha i principi che invece si facevano valere nella parrocchia di don Massimo Biancalani.