Francesco punta l'indice: corruzione e razzismo sono la vergogna della vita pubblica

In occasione della giornata mondiale della pace il Papa denuncia l'odio del potere che porta ad abusi e ingiustizie.

Papa Francesco e Giuseppe Conte

Papa Francesco e Giuseppe Conte

Gianni Di Santo 18 dicembre 2018

La ramanzina di papa Francesco alla politica e ai politici nostrani si abbatte inesorabilmente in questo diciotto di dicembre, giorno nel quale viene dato alla stampa il testo del Messaggio per la 52ª Giornata mondiale della Pace che si celebrerà il 1° gennaio prossimo sul tema: La buona politica è al servizio della pace.


Già, la buona politica. Ad avercela. Quella che ha sotto gli occhi il gesuita Bergoglio non contempla il mito del web dominatore incontrastato di democrazia e coscienze, non si arrende alle promesse facili di un alfabeto politico dove la parola speranza è abbarbicata a un twitt di successo. Senza peli sulla lingua, con un linguaggio semplice e duro (all’occorrenza), Francesco lo chiarisce subito: «la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie». Sembra proprio un assaggio di alta politica, quella con la P maiuscola, rispetto ai piccoli drammi dei nostri confini nazionali. Sempre più incattiviti, rancorosi, razzisti. Francesco passa in rassegna le virtù e i vizi della politica, a cominciare da corruzione, razzismo e xenofobia, che sono «la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale».


E se la prende con quella pancia del paese (Salvini…?) che scambia la crisi sociale con una guerra tra etnie diverse. Parole chiare, nel caso qualcuno pensi al solito documento in salsa curiale adatto a spiriti miti: «non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza».


Francesco non vuole entrare nel dibattito politico italiano, perché semmai questo spetta di diritto alla Cei, ma di fatto ci va a sbattere contro. Il livello di imbarbarimento della vita pubblica italiana ha trovato d’altronde nella famosa pancia del paese quel connubio di immagini forti, promesse (irrealizzabili) e senso della civitas ormai disperso nel tempo della politica che fu.


L’altro è il nemico da combattere, e meglio se povero. O, almeno, più povero di noi. E a questa narrazione della vita quotidiana Francesco non ci sta. L’elenco dei vizi della politica è dettagliato. «La corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio». Più che un elenco di cose che non vanno, sono uno schiaffo mica tanto benevolo ai tanti vizi dell’italica gente. «Viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno». 


Doveva essere un Messaggio per la Pace “mondialista”, come spesso succede a questo tipo di documento, e invece il testo trasuda di attualità politica come non mai. Le nostre società necessitano di “artigiani della pace”, risponde Francesco. Perché «la pace è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima».


Chissà se l’artigiano di pace che tanto piace a Francesco sia quello che se ne va in giro con il rosario in tasca e che predica, in strada e anche nel tempio, l’intolleranza razziale. Crediamo di no. Il cristiano del duemiladiciannove, almeno per Francesco, sembra proprio l’ultimo guerriero, in via di estinzione, di una buona politica (una volta non si chiamava bene comune?) a servizio della polis. La buona battaglia per una ragionevole speranza.


Non solo artigiani di partite Iva, ma veri artigiani della pace.