Le vere zecche sono i fascisti, parassiti della democrazia

Annidati nelle maglie larghe della Costituzione democratica, i parassiti fascisti se ne nutrono e crescono. Cosa fare per fermarli?

Fascisti

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Giuseppe Cassarà 5 maggio 2019

Lo diceva già Corrado Guzzanti: è facile fare i fascisti in democrazia. Le sue maglie sono talmente larghe che ospitano comodamente tutti quegli organismi che, senza apportare beneficio alcuno e anzi distruggendo il corpo ospite, proliferano nutrendosi dei suoi principi vitali.


C’è un nome specifico per questo tipo di microorganismi: i parassiti. E non si capisce quindi perché devono essere i comunisti ad avere la nomea di ‘zecche’ quando non esiste peggior parassita di un fascista.


In Italia, nell’ultimo anno, come tutti sappiamo e vediamo, queste organizzazioni stanno sfacciatamente rialzando la testa. Complici di un governo che li appoggia senza neanche darsi troppa pena di nasconderlo, movimenti dichiaratamente fascisti stanno riemergendo dalle periferie, che li hanno nutriti per anni, e stanno muovendo verso i centri più popolosi delle città italiane. E non ha torto Christian Raimo quando scrive che i neofascisti si stanno organizzando. Terminata infatti la loro ‘fase 1’, che consisteva nel portare al governo qualcuno che facesse finta di non accorgersi delle loro malefatte, inizia adesso la ‘fase 2’. Che in realtà è già iniziata da un pezzo, semplicemente non siamo stati in grado di combatterla.


Lo si è già detto, ma non lo si ripete mai abbastanza: la democrazia è un sistema profondamente imperfetto. In virtù della sua regola fondamentale di non negare spazio a nessuno, essa ha fornito voce e corpo a quelle forze che intendono distruggerla. E queste forze se ne approfittano con vergognoso dileggio delle istituzioni democratiche. Perché sentire Selene Ticchi, la fascista che indossava la maglietta ‘Auschwitzland’ parlare di ‘libertà di satira’ fa accapponare la pelle; doversi sorbire i discorsi di Altoforte edizioni, che reclama il suo diritto democratico ad avere uno stand al Salone del Libro di Torino per presentare il suo libro su Salvini è raccapricciante, ma non possiamo farli tacere. La democrazia ci impone di dare voce a chiunque.


Ma è davvero così? In realtà, non del tutto. Se pensiamo alla nostra Costituzione, vengono posti dei limiti alla democrazia, limiti ben precisi: la ricostituzione del disciolto partito fascista è vietata. Questo ha conseguenze precise nel tessuto sociale italiano. Vietare la ricostituzione di un partito non può, ovviamente, negare il pensiero fascista, ma dovrebbe negare a organizzazioni come Casapound e Forza Nuova di esistere. Eppure, sono lì, vive e vegete, a infestare il nostro sistema. Questo è possibile a causa di una profonda impreparazione sul tema della libertà, che in Italia che è sempre stata intesa, da Berlusconi in poi, come diritto a fare e a dire ciò che si vuole. Ma questa non è mai stata libertà: il diritto incontrollato a esprimere la propria opinione poi porta ad aberrazione come i no-vax, i terrapiattisti e, ovviamente, ai fascisti.


Ma qual è la soluzione? Impedire il libero pensiero? In che modo però allora la democrazia si differenzia dal fascismo?


La risposta al problema, per tornare alla ‘fase 2’ è la cultura. La polemica del Salone del Libro è solo la punta dell’iceberg: sono anni, decenni, che le organizzazioni neofasciste hanno capito che il modo per strozzare il corpo democratico italiano è puntare ai più deboli, ossia i ragazzini. Far passare il fascismo per ‘moda’, complice una pigrizia politica che ha reso i nostri giovani totalmente impermeabili al dibattito democratico e una diffusa sfiducia nel futuro che è il segno più tragico e distintivo di questa generazione, si è rivelata alla fine una carta vincente. Perché il discorso fascista si traveste da ragionamento politico ma si rivela nell’azione violenta. E i corpi dei giovani sono perfetti per permettere al virus fascista di attecchire.


D’altronde, le parole della madre di Francesco Chiricozzi, ex militante e consigliere comunale di Casapound accusato di stupro a Viterbo, sono emblematiche: “Casapound ha rubato mio figlio”. E lo ha fatto educandolo a un sistema di valori violento che passa per la sopraffazione, da sempre letale arma fascista. A rimetterci, sono donne, omosessuali, immigrati, oppositori politici. Tutti coloro, insomma, che si ribellano al parassita. I fascisti non hanno alcun rispetto del dibattito democratico. Solo questa mattina, Matteo Salvini ha espresso su twitter un commento sui corpi degli oppositori politici a Firenze. Li chiama “brutti”, e poi manda i consueti bacioni. Questa delegittimazione del corpo è un’arma fascista, una prevaricazione intollerabile che si manifesta quando il fascista si trova messo alle strette. È un’intimidazione di stampo mafioso, come lo schiaffetto sulla guancia di Simone, il 15enne di Torre Maura che ha affrontato il presidio di Casapound, che dovrebbe ancora bruciare sulle nostre guance. Ma il rischio è che nel silenzio i neofascisti trovino altra linfa vitale.


La libertà, dicevamo, ha dei limiti, deve averli. E il limite è il nostro corpo, la nostra libertà come individui. I fascisti che invocano la libertà democratica non hanno alcun rispetto di questo limite. La prevaricazione del corpo non è solo fisica: la presenza di una casa editrice di stampo neofascista al Salone del Libro è un’offesa alla libertà di chiunque non voglia respirare un clima di violenza e sopraffazione. Lo stand di Altoforte al Salone è una macchia in una delle più belle manifestazioni culturali del paese, manifestazione talmente democratica, talmente superiore, da permettere a tutti di parlare. Ma l’eccessiva benevolenza indifesa porta inevitabilmente al tracollo. Le armi le abbiamo, le abbiamo sempre avute: l’educazione alla cultura, alla memoria, al rispetto di quei limiti che fanno grande la libertà, che non è caos disorganizzato ma regola precisa del buon vivere in comune. Chiunque non la rispetti, deve essere espulso dall’organismo democratico. E se non lo facciamo noi, dato che il governo è inerte, allora un giorno potrebbe essere troppo tardi.