Il voto europeo lo ha dimostrato: non piacciono le mezze misure (e mezze figure)

Bartolo iè l’icona del bene concreto che non calcola ma agisce. Democrazia Solidale vuole offrire una rete nazionale al civismo senza cambiarlo, affinché possa portare le sue istanze fino in parlamento

Pietro Bartolo ha aderito a Demos, Democrazia Solidale

Pietro Bartolo ha aderito a Demos, Democrazia Solidale

Mario Giro 8 giugno 2019
Per il Pd i maggiori successi in termini di preferenze riguardano candidati non iscritti al Pd o borderline: Calenda, Bartolo, Pisapia e anche Ruberti. Il Pd dovrebbe riflettere su tale dato: l’elettorato si è espresso in maniera libera premiando gli outsiders più che i soliti candidati di apparato. Tra questi ultimi è serpeggiato il malumore: quasi fosse messo in discussione il loro diritto ad essere sempre rieletti, alcuni da varie legislature…. Qualcuno di essi in effetti non è stato nemmeno riconfermato. Va detto che non esiste più un diritto alla rielezione assicurata (e non importa il motivo): il voto è antropologico e volatile ormai, non più fidelizzato o solo politico. Confusi e preoccupati dalle conseguenze della globalizzazione e da un’Europa pavida, gli italiani votano per chi sembra loro più adatto a traghettarli oltre la crisi. Molti (gli arrabbiati, incerti o impauriti) votano Salvini senza sentirsi di destra o leghisti, proprio per queste ragioni. Altri (coloro che ancora sperano e non si rassegnano) votano volti e storie autentiche, come Bartolo, Pisapia ecc. Ciò che occorre rappresentare oggi è l’emozione: la speranza o il suo contrario, chi crede nel bene e nel buono oppure chi si è rassegnato alla chiusura e al rifiuto. Le mezze misure (e mezze figure) cioè quelle finto-pragmatiche, sempre caute e calcolatrici, mai decise, senza coraggio morale (e quindi politico) non piacciono: l’elettore ti guarda in faccia e vuole sapere se sei autentico o no, nel bene o nel male. Qui sta anche il limite di Salvini: sembra autentico ma tutto il suo discorso è costruito sulla menzogna. E presto chi l’ha votato lo scoprirà. Non importa nemmeno se utilizza rosari o costruisce presepi: anche i mafiosi lo fanno da sempre.
Bartolo invece è l’icona del bene concreto che non calcola ma concretamente agisce. Perché lo fa? Perché è cosa buona e giusta e basta. Come lui sono tanti in Italia come l’insegnante siciliana sospesa, l’anziano maestro che distribuisce libri ai bambini in Basilicata, il giovane di Roma che si oppone d’istinto alla cacciata dei rom, la donna di Napoli che risponde al razzista in treno ecc. Tutto costoro non calcolano l’impatto, né le conseguenze di ciò che fanno, non sono cauti: sono veri e basta. L’elettore lo percepisce e si è stufato dei politici calcolatori senza coraggio.
La conseguenza primaria per chi analizza il voto europeo è questa: l’autenticità viene premiata; quella finta passerà, quella vera resterà. Quella finta passerà perché non ha radici e la realtà si incaricherà di smentirla. Quella vera resterà perché è fondata sulle radici culturali, umanistiche e storiche profonde della nostra storia.
La nostra crisi (italiana, europea e occidentale) è culturale e sociale. Culturale perché abbiamo paura percependo il declino; sociale perché siamo nell’epoca di tanti abbandoni (di territori e persone) che rendono più acute e isolate le storie di crisi (mancanza di lavoro, distruzione dell’ambiente, malattia, cattiva educazione ecc.). L’italiano medio non sente la società che gli sta attorno essere solidale e stringersi attorno a sé, quando è in difficoltà. Una volta i corpi intermedi servivano a questo. Averli disprezzati e ostracizzati (dalla sinistra prima) e oltraggiati e criminalizzati (dalla destra ora) ha reso tutti più soli.
Ma da soli non ci si salva. Occorre uno spirito ricostruttivo che nasca dal basso: dalle reti civiche, associazioni, Ong, terzo settore, sindacati, Onlus, privato sociale, sport popolare, cittadini attivi, ambientalisti (non ideologici) … tutto ciò che rende la nostra società densa e quindi più innervata di aiuto e alla fin fine più felice. Solo così i partiti si ricorderanno di essere anche loro parte di quel mondo (i corpi intermedi) e torneranno ad interessarsi della società, cioè a fare il loro dovere. La loro crisi è presto detta: una volta erano sul territorio, producevano cultura, si occupavano della gente, avevano attorno a sé molte strutture di servizio (dai circoli sportivi, ai giornali, alle case-vacanze, ai centri di formazione, circoli culturali ecc.). Accompagnavano la vita e facevano tessuto sociale in maniera forte. Erano prima dentro la società e solo poi nelle istituzioni. Oggi sono evanescenti.
Ma la società civile e attiva dal canto suo ha un compito enorme: quello di prendersi quella responsabilità che i partiti hanno dismesso. Le buone pratiche esistono e sono molteplici, i soggetti ci sono, la rete è vasta, le idee pronte. Manca la piena coscienza di mettersi in rete e dare una risposta politica. Se ne parla tanto ma non si giunge al risultato, salvo che a livello locale come si vede dal proliferare delle liste civiche. Esiste un civismo di comodo, lo sappiamo. Ma la maggioranza del civismo è reale, vero, autentico, impegnato e molto attivo. Il problema è che il tasso di mortalità delle liste civiche resta molto alto: è difficile passare dal livello comunale a quello regionale, dove ancora i partiti nazionali chiudono gli spazi (la scomparsa del livello provinciale in questo senso è stata una iattura). Un sindaco civico di un piccolo comune ha una reale difficoltà a trovare interlocutori attenti in Regione, salvo mettersi a supplicare le rappresentanze dei partiti nazionali. Non va bene. Occorre passare ad una dimensione più ampia. Il tentativo che stiamo portando avanti con Democrazia Solidale è esattamente questo: offrire una rete nazionale al civismo senza cambiarlo, affinché possa portare le proprie istanze fino in parlamento. Altrimenti la distanza tra città e zone interne, tra grandi centri e piccoli comuni, tra centro e periferie aumenterà invece che diminuire.
Dal miglior civismo organizzato, innervato dalle migliori pratiche ed idee che stanno sbocciando nella società attiva, potrà nascere quella ricostruzione dal basso: il vero game changer che stiamo aspettando. Ma non c’è più tempo: occorre sbrigarsi a fare davvero rete.