Morra (M5s): "Salvini venga in antimafia" ma sul caso Arata c'è da far cadere il governo

Per Di Maio "la puzza di bruciato si sentiva da lontano". Buffagni: "Su Siri avevamo ragione noi"

Nicola Morra

Nicola Morra

globalist 12 giugno 2019

Nuovo scontro tra Lega e 5 Stelle con i pentastellati che attaccano l’alleato di governo dopo l’arresto di Paolo Arata e del figlio Francesco, accusati di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. 


Il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, con “lettera ufficiale, il 7 maggio”, fa sapere di aver richiesto “la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia”. Spiega Morra che la lettera ”è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa, ovvero a dicembre 2018”. Il presidente della Commissione conclude: “Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia”.


 Il primo a parlare è stato il capo politico del Movimento Luigi Di Maio che, all’AdnKronos, dice: “Rispetto il lavoro della magistratura, non voglio entrare nel merito, certo in questo caso la puzza di bruciato si sentiva da lontano... Ogni volta che c’è un minimo sospetto su qualcosa, in cui emergono legami con la corruzione e la mafia, la politica deve saper subito prendere le distanze”.


Secondo Alessandro Di Battista invece la questione è strettamente legata alla sfera politica. Su Facebook ribadisce il dovere del Movimento di “denunciare il malaffare dilagante, malaffare reso possibile dalle relazioni pericolose dei partiti”. Attacca il Pd per “la sanità umbra e con Lotti che prova a scegliersi il procuratore generale della procura dove è imputato”, e la Lega che “non sta rubando a Forza Italia solo voti. Purtroppo gli sta rubando uomini e dinamiche. Arata, d’altro canto, prima di diventare (secondi i giudici) “socio occulto di Vito Nicastri, a sua volta legato al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro” e prima di partecipare a convention leghiste sull’energia è stato deputato proprio di Forza Italia”. Di Battista ricorda inoltre che “anche uno dei suoi figli è finito in carcere, l’altro ha ottenuto un contratto a Palazzo Chigi grazie a Giorgetti”.





All’Adnkronos parla anche Valentina Palmeri, deputata regionale 5 stelle che bloccò l’impianto “Biometano Gallitello” in provincia di Trapani proposto proprio dalla SOlgesta Srl, azienda riconducibile ad Arata e Vito Nicastri. “L’arresto di Paolo Arata? Non mi sorprende molto, magari adesso verranno fuori altre cose interessanti. Altre magagne. Purtroppo, il sistema dei rifiuti si presta a infiltrazioni...”, dice Palmeri che aggiunge: “In quel caso particolare c’erano ‘voci di popolo’ che dicevano che dietro quelle istanze c’erano interessi diversi, ma non si può mai avere la certezza. Poi, successivamente, quando ho fatto un approfondimento, ho visto che c’erano delle resistenze e dei ritardi e i fatti hanno poi dimostrato cosa ci fosse dietro”.


Stefano Buffagni, sottosegretario M5S, all’Ansa commenta il caso: “Non siamo noi a dover giudicare, ma la magistratura, anche se gli arresti di oggi dimostrano che su Siri avevamo ragione e che il governo si è mosso nella giusta direzione. Da corruzione e mafia è fondamentale prendere sempre le distanze”.