Salvini dice ok al taglio dei parlamentari, ma M5s e Pd battono la Lega

Il capo della Lega cerca di scompaginare i grillini ma nel frattempo le destre sono sconfitte sulla proposta di anticipare la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte

Salvini

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globalist 13 agosto 2019

Torna in bipolarismo in aula al Senato. L'asse M5s, Pd, Misto respinge le mozioni presentate da Annamaria Bernini (Fi), Massimiliano Romeo (Lega) e Ignazio La Russa (Fdi) che volevano anticipare la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte.


Il Senato tornerà a riunirsi il 20 agosto alle ore 15 per comunicazioni del presidente del consiglio


La mossa del cavallo di Salvini


Prima il taglio dei parlamentari, poi subito al voto. Matteo Salvini accetta con un “affare fatto” la proposta di Luigi Di Maio, ormai ex alleato di governo. Lo fa nel suo discorso a Palazzo Madama.


“Cosa c’è di più bello e dignitoso che dare la parola al popolo?”, dice poi Matteo Salvini nel suo intervento al Senato. Prima che prendesse la parola, il ministro è stato contestato duramente dalle opposizioni.


Al bando l’ipotesi del ritiro della delegazione leghista dal governo. Salvini, già prima di parlare a Palazzo Madama, aveva assicurato che non lo avrebbe fatto. “No, perché mai. Ora parlo in Aula e sentirete”, aveva affermato al suo arrivo al Senato.


“Chi ha paura del voto vuol dire che ha la coscienza sporca”, ha continuato davanti ai senatori. 


Molti attacchi al Pd, pochi riferimenti ai 5 stelle nel suo discorso.


L’aula, dopo la conferenza dei capigruppo di ieri, voterà il calendario dei lavori e, quindi, gli step della crisi di governo. Il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, ha ribadito la richiesta di calendarizzare le comunicazioni del premier Giuseppe Conte domani, 14 agosto. Fratelli d’Italia, attraverso il suo capogruppo Ignazio Larussa, sia accoda alla richiesta della Lega, chiedendo però di votare in seguito la sfiducia al presidente del Consiglio.


“Vogliamo votare il più velocemente possibile la mozione di sfiducia, anche oggi stesso”, ha detto la capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini.


“Oggi mi avete mandato dal notaio con Berlusconi... io sono stato al ministero tutto il tempo”, ha detto poi il ministro dell’Interno prima dell’inizio dei lavori.

Al via nell'Aula del Senato la seduta che dovrà votare sul calendario della crisi di governo che è stato approvato a maggioranza ieri dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.


Ritirare i ministri? "No, perché mai. Ora parlo in Aula e sentirete", ha detto Matteo Salvini ai cronisti che lo interpellano a Palazzo Madama. "Oggi mi avete mandato dal notaio con Berlusconi... io sono stato al ministero tutto il tempo". 



 


Forza Italia dice no all'ipotesi di un accordo con Matteo Salvini che comporti una lista elettorale unica e nel vertice a Palazzo Grazioli con Berlusconi boccia una possibile intesa che cancelli dal voto il simbolo di Fi. "Il coordinamento di presidenza di Forza Italia - sottolinea una nota degli azzurri - in relazione all'ipotesi di un listone di centrodestra, si dichiara radicalmente contrario a questa ipotesi. Forza Italia, pur auspicando un accordo di coalizione con gli altri partiti di centro-destra, non è disposta a rinunciare alla propria storia, al proprio simbolo e alle proprie liste in vista delle prossime elezioni Politiche".


Parole alle quali Matteo Salvini per il momento non replica in maniera ufficiale, anche se l'aver fatto saltare l'incontro con Berlusconi è già una risposta. Ma il vicepremier e ministro dell'Interno, dopo aver passato la mattinata al Viminale e ribadito la chiusura dei porti alle navi delle Ong con 500 migranti a bordo, deve sciogliere anche un altro nodo: decidere se ritirare o meno i sette ministri leghisti dal governo, una mossa che nelle sue intenzioni dovrebbe imprimere un'ulteriore accelerazione alla crisi, anche se il premier Conte sembrerebbe intenzionato a presentarsi comunque in Senato il 20. E' probabile che la decisione di Salvini arriverà dopo il voto dell'Aula del Senato. L'altra partita che si sta giocando è quella che ruota attorno all'ipotesi di un governo Pd-M5s, una "truffa" e una "vergogna" secondo il vicepremier leghista. Il presidente dei Dem Paolo Gentiloni ha convocato per il 21 agosto la direzione del partito, proprio a ridosso delle decisioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in quei giorni potrebbe iniziare le consultazioni per il nuovo esecutivo.


Che potrebbe essere un 'governo di transizione' per mettere in salvo i conti pubblici ed evitare l'aumento dell'Iva, come ha proposto Matteo Renzi che è tornato ad attaccare il premier Conte - "in questo anno è stato sostanzialmente inesistente" - o un 'governo politico e di legislatura', come avanzato da Goffredo Bettini. Proposta che Renzi non boccia - "non mi impicco a formule" - e che Franceschini appoggia. "Bettini indica un percorso difficile ma intelligente che credo valga la pena provare a percorrere. Sarà pieno di insidie e potremo provarci solo con un patto interno al Pd: lavorare tutti come una squadra, unita intorno al segretario". Zingaretti che non prende posizione ma torna a chiedere unità. "Il governo ha fallito. Ora è il momento della battaglia politica.


E' il momento dell'unità e dell'allargamento delle forze per farci trovare pronti ad ogni evenienza". E i cinquestelle? Al momento la priorità di Luigi di Maio è portare a casa il taglio dei parlamentari prima del voto di sfiducia a Conte, "nella consapevolezza di stare dalla parte giusta della storia". Oggi il leader dei cinquestelle è tornato alla carica annunciando di aver formalizzato la richiesta di anticipazione della discussione della legge per il taglio del numero dei parlamentari, poi si è spostato a palazzo Chigi per continuare a lavorare e poi è partito per Genova, tenendosi costantemente in contatto con sia con Beppe Grillo sia il presidente della Camera Roberto Fico.