I sedicenni bocciano la proposta di Letta: "Non vogliamo votare"

“No, non sono favorevole” è la risposta più frequente, in qualsiasi fascia di età, data dai 2500 intervistati online dal portale Skuola.net.

Immagine di repertorio

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globalist 3 ottobre 2019

All’entusiasmo dei diversi schieramenti politici nel voler far votare anche “la generazione di Greta Thunberg” non corrisponde quello degli adolescenti interessati dall’eventuale provvedimento.

“No, non sono favorevole” è la risposta più frequente, in qualsiasi fascia di età, data dai 2500 intervistati online dal portale Skuola.net. Più di 7 su 10, infatti, non credono sia una buona idea abbassare l’età del primo voto. Appena il 27% del campione, al contrario, la vedrebbe come una cosa positiva.  

E non è che le cose cambino quando si restringe l’indagine alla fascia di età chiave (14-17 anni). Da una generazione che ha dimostrato di essere molto sensibile alla “cosa comune” ci si aspetterebbe entusiasmo. Invece, la prospettiva di andare alle urne prima dei 18 anni non convince: solo il 37% crede sia una buona idea (il 63% la boccia).

Ancora più netta la bocciatura di chi per il debutto con il voto ci è appena passato, i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Potendo tornare indietro, se gli venisse offerto di votare in anticipo, di certo non esulterebbero: quasi 9 su 10 si dicono contrari. E la stessa tendenza, seppur con proporzioni meno crudeli, percorre trasversalmente tutte la popolazione: tra i 25-30enni solo il 19% approva la proposta, tra 31 e 40 anni la quota sale al 30%, per poi riscendere al cospetto degli over40, dove i “Sì” non vanno oltre il 21%.

Ma come mai è presente un’ostilità così salda e diffusa? I motivi sono vari. Il 34% dei contrari, ad esempio, pensa che alla base ci sia un problema di istruzione e crede che a 16 anni un ragazzo non sia informato abbastanza sulla Costituzione e sul funzionamento degli organi di governo per poter assumere una posizione consapevole. Mentre un altro 35% è convinto che i sedicenni non siano abbastanza maturi per poter compiere scelte così importanti. Un quinto del campione, infine, è convinto che un ragazzo di quell’età non abbia gli strumenti necessari per poter esprimere la propria preferenza politica, opinione condivisa anche da chi pensa che i più giovani possano essere troppo facilmente influenzabili.

Tuttavia, anche se numericamente meno consistenti, anche coloro che sono a favore della riforma portano diverse motivazioni per sostenere l’abbassamento della soglia di accesso al voto. Quasi 4 intervistati su 10 pensano che attualmente i giovani non siano adeguatamente rappresentati e ascoltati all’interno delle istituzioni e che, quindi, portare il diritto di voto da 18 a 16 anni possa far aumentare il loro peso quando la politica deve occuparsi di loro. Mentre 3 su 10 immaginano che a 16 anni si possa essere abbastanza maturi per poter votare ed esprimere per la prima volta la propria preferenza.

Interessante anche vedere come la maggior parte (38%) di quelli che vorrebbero abbassare l’età di accesso al voto sarebbe favorevole a fissare un’unica età (16 anni in questo caso) per tutti i tipi di elezioni, Senato compreso (soglia che attualmente è piazzata a 25 anni). Ma non si fermerebbero qui: il 71%, infatti, sarebbe pronto ad abbassare a 16 anni anche la maggiore età, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista giuridico; ancora di più (73%) nella fascia d’età 14-17 anni. Segno che, per qualcuno, sentirsi grande in anticipo è quasi un’urgenza.