Applaudite Zaia e Salvini che vogliono i manganelli? Attenti che il Cile è dietro l'angolo

A chi auspica manganelli e botte bisogna far capire che il Cile potrebbe arrivare in mezzo a noi presto e poi sarebbe tardi per lamentarsi.

Salvini e Zaia

Salvini e Zaia

globalist 27 novembre 2019

Qualcuno ricorda quella manifestazione reazionaria della destra a piazza San Giovanni?

Quella del genitore uno e genitore due?
Quel giorno, tra le tante scempiaggini, ci si mise anche il governatore del Veneto Zaia che tra gli applausi di una folla inebriata di odio e fervore autoritario disse che la polizia non doveva preoccuparsi del galateo, ma usare di più il manganello.
E giù urla di approvazione tra i fan forcaioli.
Zaia, quello che appartiene allo stesso partito di un aspirante signore dai 'pieni poteri' (che non sono previsti dalla Costituzione democratica) che da politico e da ministro ha sempre approvato i metodi duri, di fronte a episodi di uso sproporzionato della forza ha usato spesso le parole spezzanti come: "Volevate che la polizia gli offrisse cappuccino e brioches" ed è andato a portare la solidarietà verso uomini in divisa accusati di violenza e perfino tortura verso detenuti, senza parlare degli insulti sguaiati della destra estrema contro la famiglia Cucchi, quella Aldrovandi e altre, colpevoli di reclamare giustizia per i loro cari morti mentre erano nella mani dello Stato ad opera di servitori dello Stato che spesso hanno usato i loro poteri per depistare ed tentare di sfuggire alla giustizia.
Agli elettori ululanti, con la bava alla bocca, con il culto del manganello mi permetto di suggerire di guardare bene le immagini che stiamo vedendo dal Cile, dalla Colombia, da Hong Kong, dall'Iraq, dalla Russia e da tanti altri posti nei quali a militari e alle forze dell'ordine è data copertura politica per ogni violenza.
Abbiamo visto all'opera poliziotti, carabineros e quant'altro che infierivano su manifestanti inermi, picchiavano donne senza motivo e sparavano a distanza ravvicinata.
Queste scene non si possono definire azioni a difesa dell'ordine pubblico, ma repressione. Non si possono chiamare democrazia, ma uso della violenza di Stato per reprimere il dissenso.
E quindi, per tornare agli elettori ululanti e ai loro referenti politici, le immagini da Cile, dalla Colombia e da tante parti del mondo dimostrano su quali sentieri si arriva quando a chi dovrebbe garantire l'ordine democratico si consente di operare al di sopra della legge.
Un tempo in Italia si parlava di 'corpi separati' con riferimento a militari e forse dell'ordine distaccate dal contesto democratico.
Ci sono voluti decenni di lotte e di riforme per arrivare a forze dell'ordine pienamente inserite nel contesto democratico, con sindacati e pieni diritti di espressione e quant'altro per quelli che la sinistra - eccetto alcune minoranze - ha sempre definito lavoratori in divisa e non guardie o sgherri.
Quell'equilibrio rischia di essere spezzato. Tra gli applausi, gli ululati e gli elogi del manganello qualcuno ci vuole riportare indietro.
Italia come Cile e Colombia? No grazie. La violenza gratuita non merita né applausi né copertura politica.
A chi auspica manganelli e botte bisogna far capire che il Cile potrebbe arrivare in mezzo a noi presto e poi sarebbe tardi per lamentarsi.