Calenda considera 'legittimo' l'assassinio di Soleimani: scoppia la polemica

L'europarlamentare di Azione non condanna Trump ma si preoccupa solo di eventuale conseguenze.

Carlo Calenda

Carlo Calenda

globalist 5 gennaio 2020
Carlo Calenda non ama andare troppo per il sottile, si sa. Praticità è la sua parola d'ordine. La fuffa al leader di Azione non interessa, i fatti vanno analizzati in termini di ricavi, costi, benefici, perdite, guadagni. Anche la morte di Soleimani. Che per Calenda è 'legittima' perché il generale iraniano 'meritava quanto successo'. 
Non c'è mai troppo da fidarsi di chi dispensa giudizi sulla morte altrui. Certo, parlando di Soleimani non stiamo parlando di un martire, ma rendere la morte e l'omicidio argomenti da tavola è una normalizzazione della guerra che fa rabbrividire. Certo, a Calenda questi discorsi sembrerebbero inutili e vuoti: lui vuole parlare dei fatti. Ed è un fatto che in guerra si muoia. Inutile star lì a piangere, quello lo fanno i buonisti e gli ingenui. Parliamo, invece, delle utilità. 
Ma prima, facciamo un passo indietro. Parliamo di quella 'fuffa', di quelle regole che sono state infrante per dare a un uomo 'quello che si meritava': Agnes Callamard, relatrice speciale per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie presso l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una serie di tweet ha commentato che l'attacco Usa in Iraq non è legittimo in quanto gli stati sono autorizzati ad agire per autodifesa - ossia la linea adottata da Trump e dalla sua amministrazione per giustificare l'attacco - solo in caso di estrema e imminente minaccia. Gli Stati Uniti sostengono che Soleimani avesse dei piani per colpire obiettivi americani, ma l'Onu non solo non ha dato conferma di questi piani, ma ha anche aggiunto che le sei morti collaterali del raid, ossia i bodyguard e l'autista di Soleimani, non sono legittime in quanto non obiettivi militari. 
Per stati come gli Usa e l'Iran, la linea di demarcazione tra omicidio e autodifesa è sembre opaca. Una cosa è sicura: non è certo che gli Stati Uniti abbiano agito bene, non dobbiamo sicuramente ringraziarli per aver sconvolto i già precari equilibri del Medio Oriente, visto e considerato che le dirette conseguenze di un conflitto cadranno principalmente sull'Europa, e un raid militare fuori da un aeroporto internazionale da parte di uno stato invasore non può definirsi legittimo a cuor leggero. 
Quindi, checché ne dica Calenda, la questione dell'uccisione di Soleimani è un dibattito aperto, che non può essere bollato con un 'in guerra si muore'. Prima di tutto perché ufficialmente non c'è nessuna guerra in corso, e soprattutto perché questa tendenza degli Stati Uniti a prima sparare e poi fare domande sta degenerando. Certo, Calenda è consapevole dei rischi, ma parlare di legittimità di un uccisione deve fare quantomeno alzare le sopracciglia.