Conte ricuce con Sarraj, ma in Libia l'Italia è sempre ai bordi della partita

È andato bene l'incontro tra Giuseppe Conte e al-Sarraj, ma in Libia l'Italia svolge ancora un ruolo marginale, dovuto al fatto che non ha ancora preso una posizione netta

Conte e Sarraj

Conte e Sarraj

Umberto De Giovannangeli 11 gennaio 2020

Per salvare la faccia. Per dimostrare che l’Italia non è uscita dalla “partita” libica. Per rimediare ad una figuraccia diplomatica che ha fatto dell’Italia lo zimbello d’Europa. Per rassicurare un primo ministro sostenuto a parole, ma non supportato nei fatti, che Roma non lo ha scaricato a favore dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar.

Le dichiarazioni di Conte
“La visita di Fayez al-Sarraj ci ha consentito di potere scambiare in modo intenso delle riflessioni. A nome dell’Italia siamo estremamente preoccupati per l’escalation sul terreno libico; gli ultimi sviluppi stanno rendendo il Paese una polveriera dalle forti ripercussioni su tutta la regione mediterranea. Dobbiamo fermare il conflitto interno e anche fermare le interferenze esterne. L’Italia ha sempre lavorato per una soluzione politica, contrastando l’opzione militare, ritenendo che la soluzione politica sia l’unica prospettiva che possa garantire al popolo libico benessere e prosperità”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa al termine dell’incontro con il premier del governo di Tripoli al-Sarraj a Palazzo Chigi.
“Sul piano concreto lavoreremo per la riuscita della Conferenza di Berlino, stiamo lavorando intensamente con il governo e in coordinamento con il ministro Di Maio per l’immediato cessate il fuoco e all’arrivo di una soluzione politica”, ha aggiunto Conte. “Ci adopereremo sempre più per un coinvolgimento ancora maggiore dell’Unione Europea, per non rimettere il destino del popolo libico alle volontà di singoli attori. Riteniamo che l’intervento dell’Unione Europea sia la massima garanzia che si possa offrire oggi all’autonomia e indipendenza del popolo libico”


Salvare la faccia


Dietro l’incontro pomeridiano a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il premier del Governo di accordo nazionale (Gna) libico, Fayez al-Sarraj c'è la volontà di salvare la faccia: l’Italia prova così a recuperare il terreno perduto, riproponendosi come uno dei player nello scacchiere mediterraneo. Una impresa ardua, non solo per la serie impressionante di errori collezionati negli ultimi tempi dal duo Conte&Di Maio, ma anche e soprattutto perché in Libia a contare davvero sono gli attori regionali e globali che hanno fatto una scelta di campo, chiara, netta: la Turchia, il Qatar a fianco di al-Sarraj, con soldi, soldati e armamenti, e l’Egitto, con gli Emirati Arabi Uniti, a sostegno di Haftar. A fare da “arbitro” è la Russia di Vladimir Putin. L’incontro tra Conte e il suo omologo tripolino, avrebbe già dovuto svolgersi tre giorni fa, ma era saltato all’ultimo minuto per volere dello stesso Sarraj, fortemente innervosito per l’accoglienza riservata al suo rivale Haftar, da lui considerato un “golpista” e un “criminale di guerra”.


Irritazione che ora sembra essere rientrata del tutto, merito soprattutto del lavorio sotterraneo condotto nei giorni della crisi dal nostro ambasciatore a Tripoli Giuseppe Buccino e dal capo dell’Aise  Luciano Carta. Un ruolo decisivo da parte libica lo hanno avuto il ministro degli Esteri Mohammed Siala e il vice-presidente libico Ahmed Maitig, un leader politico molto vicino da sempre all’Italia.


In un primo momento si era parlato di una visita del suo ministro dell’Interno del governo di accordo nazionale libico per lunedì. Poi è stato lo stesso Sarraj a rompere gli indugi e decidere di prendere un volo per Roma. Dove ad attenderlo, dopo aver passato in rassegna un picchetto d’onore,  è un premier che ripropone la sua ricetta per la soluzione della crisi libica: cessate il fuoco immediato, rilancio dell’iniziativa diplomatica a sostegno del piano di pace messo a punto dall’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, accelerazione dei tempi per la Conferenza di Berlino, conferma del sostegno italiano al governo Sarraj, con annesso addestramento della Guardia costiera libica e il mantenimento dei 300 militari italiani a presidio dell’ospedale da campo di Misurata. L’altra parola chiave del lessico diplomatico italiano è “inclusione”. Che tradotto in libico, significa non rompere tutti i ponti con Haftar, il Parlamento di Tobruk che lo sostiene, e con i suoi sponsor esterni. Sarraj incassa il sostegno, ringrazia l’Italia e l’”amico Conte” ma resta fermo su un punto decisivo: il diritto di un Governo riconosciuto internazionalmente a chiedere ai Paesi amici di sostenerlo, anche sul piano militare, per far fronte ad un atto golpista.


“L’Italia chiarisca da che parte sta”.


Il che, confida a Globalist una fonte libica al seguito di Sarraj, significa “per noi, attendersi che l’Italia e l’Europa agiscano alle Nazioni Unite per togliere l’embargo di armi, non solo perché questo embargo è stato ampiamente inevaso da coloro che armano Haftar, ma perché non si può mettere sullo stesso piano un Governo legittimo e colui che con la forza prova a sovvertirlo”. Le critiche del governo di Tripoli all’Italia hanno chiaramente una ragione di fondo: Conte non ha mai appoggiato Sarraj come lui stesso avrebbe voluto, ovvero fornendo armi al governo legittimo – riconosciuto dall’Onu – per difendersi. “Ma a questo punto con le armi offerte dai turchi noi siamo in grado di difenderci meglio”, continua la fonte, “mentre dall’Italia vorremmo almeno una maggiore chiarezza politica per frenare l’avanzata militare di Haftar e riprendere a far parlare la politica”.


Di Maio ci prova


“Ieri al Cae (Consiglio Affari esteri dell'Ue) la Germania ci ha ringraziato perché anche grazie al lavoro fatto dall'Italia in questi giorni si potrà presto fissare la conferenza di Berlino sulla Libia, quella che mette intorno ad un tavolo gli attori di questa maledetta guerra per procura". Così il ministro degli Esteri Luigi di Maio in un post su Facebook. "Qualche giorno fa, nel mio incontro ad Istanbul con il Ministro turco Cavusoglu, abbiamo convenuto sul fatto di lavorare ad un tavolo Russia, Turchia e Italia per la Libia. Avevamo chiesto anche di coinvolgere nella conferenza di Berlino i paesi limitrofi alla Libia. E siamo contenti che l'Algeria sia stata coinvolta. Ora speriamo anche negli altri", ha aggiunto il titolare della Farnesina.  Sommerso dalle critiche, il leader pentastellato prova a contrattaccare: "In questi giorni ho letto di tante invettive gratuite contro il Governo per lo scarso ruolo a livello internazionale dell'Italia, ma sulla Libia abbiamo già ricevuto a Roma tutti gli attori principali. E sediamo ai tavoli importanti che ci consentono di chiedere alle parti un cessate il fuoco immediato", ha rimarcato Di Maio prima di aggiungere: "stiamo lavorando e continuiamo a farlo".


La visita di al-Sarraj arriva dopo l'annullamento, all'ultimo minuto, di quella che era prevista mercoledì scorso quando a Palazzo Chigi era stato ricevuto il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar.  Il premier Conte è impegnato in un'azione diplomatica che lo vedrà, dopo l'incontro con Sarraj, lunedì mattina in Turchia dove sarà ricevuto dal presidente, Recep Tayyip Erdogan. Nel pomeriggio di lunedì volerà poi in Egitto dove incontrerà il presidente, Abdel Fattah al Sisi. L'Italia ritenta così di dialogare con tutti gli attori in campo nella delicata partita libica. Mercoledì, mentre Conte riceveva Haftar a Palazzo Chigi e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, discuteva al Cairo con i suoi omologhi di Egitto, Francia, Grecia e Cipro, Erdogan e il presidente russo, Vladimir Putin, avevano proposta una tregua a Tripoli a partire da domenica. Il cessate il fuoco era stato accolto da Sarraj ma respinto da Haftar.


In questa fase, restano roventi le linee delle cancellerie dimezzo mondo, con continue telefonate incrociate tra i leader. Gli occhi sono tutti puntati sulle mosse del generale Haftar che a sorpresa ha deciso di snobbare l'invito di Putin al cessate il fuoco, nonostante la Russia sia uno dei suoi principali sponsor. Resta da capire se la sua sia una mossa tattica tesa a guadagnare terreno il più possibile in vista di domenica, data in cui sarebbe dovuta scattare la tregua, o se l'uomo forte di Bengasi abbia deciso di andare fino in fondo con la sua offensiva. 


Messaggio da Mosca


“Rispetto il governo italiano e il lavoro che il Paese ha fatto negli anni per la Libia. Oggi però la situazione non permette di giocare individualmente, occorre un coordinamento con Turchia e Russia, altri Paesi europei ce lo stanno chiedendo. Le relazioni tra i nostri governi sono molto buone, è un'opportunità unica per creare una coalizione assieme. Il limite dell'Italia è stato il mancato coordinamento con gli attori chiave. Bisogna scegliere i soci giusti per dar vita alla squadra vincente, mi auguro che ora l'Italia faccia del suo meglio". Lo afferma Lev Dengov, capo del gruppo di contatto russo per la Libia, intervistato da La Stampa. "Occorre identificare - spiega - quelli che Haftar definisce terroristi. Se avremo prova che sono tali daremo noi una mano a combatterli, ma nell'ambito di uno sforzo collettivo, con tutte le parti in campo ossia Tripoli, Misurata e Bengasi, e gli attori internazionali interessati a questo tipo di operazione. Ci auguriamo che l'Italia sia fra questi. È il doppio binario della politica di Mosca per la Libia, combattere i terroristi e trovare una soluzione per la pace. Non permetteremo che i fratelli libici si continuino ad uccidere fra loro".


La Russia deve convincere il generale Haftar, a rispettare l'accordo sul cessate il fuoco che entrerà in vigore alla mezzanotte di domani. Lo ha chiesto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a proposito dell'accordo raggiunto mercoledì a Istanbul tra Putin ed  Erdogan. ''La Turchia si aspetta che la sua amica Russia convinca il generale Khalifa Haftar a rispettare il cessate il fuoco in Libia in base a quanto concordato tra i presidenti turco e russo", ha detto Cavusoglu in una conferenza stampa congiunta con la sua omologa del Ghana, Shirley Ayorkor Botchwey, a Istanbul. 


Le prime perdite del Sultano


Sul terreno, le forze di Haftar tentano lo sfondamento verso ovest. Dopo Sirte, si combatte per prendere la città di Misurata, roccaforte fedele al premier di Tripoli  al-Sarraj. Qui e nella vicina Khoms il generale ha anche imposto un divieto di navigazione alle navi in arrivo, minacciando di affondarle. E ci sarebbero i primi morti tra i soldati turchi dispiegati nel Paese da Erdogan a sostegno del governo di Sarraj.  Quest'ultima notizia manca per ora di conferme ufficiali e resta piuttosto sottotraccia in Turchia, dove solamente il quotidiano Ahval parla di tre soldati uccisi e sei feriti: una ricostruzione accreditata anche da altre fonti vicine al generale di Bengasi e rilanciata da media arabi come Al Arabiya e Al Arab. Se confermato, il fatto smentirebbe le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Erdogan secondo cui i soldati turchi - 35 quelli inviati in Libia con il primo contingente -non avrebbero partecipato direttamente alle operazioni militari.    Attorno a Tripoli le milizie che difendono il governo Sarraj sono sempre sotto pressione: ieri sarebbero stati uccisi alcuni mercenari siriani trasferiti dai turchi per combattere a difesa di Sarraj. Mentre dall’altra parte sembrano scomparsi i mercenari russi della Wagner, sostituiti al momento dai meno abili soldati ciadiani e sudanesi che la “Lna” di Haftar ha spostato anche in prima linea.