Consiglio a Salvini: invece di Roma vai a protestare a Bergamo a Lodi o a Brescia...

I politici andrebbero giudicati per i risultati. Soprattutto coloro che hanno millantato capacità e abilità. Prendiamo il caso della Lombardia e il duo Fontana-Gallera

Gallera e Salvini

Gallera e Salvini

Giuseppe Costigliola 17 maggio 2020

I politici andrebbero giudicati per i risultati. Soprattutto coloro che, dopo averci fatto vedere la luna nel pozzo, aver millantato capacità e abilità che solo la prova dei fatti può avallare, hanno avuto accesso al potere. È un discorso semplice, lineare, persino banale, eppure non funziona così. Noi homo sapiens (sic!) siamo governati dalla sfera dell’immaginario, del sogno, della favola, a tal punto da negare la realtà. Siamo una specie in balia del potere incantatorio della parola, preferiamo credere nei mondi dorati evocati da chi ha il dono dell’eloquenza.


Come spiegare, altrimenti, l’incapacità di giudicare dai fatti i tanti cantastorie che ci martellano quotidianamente, propinandoci balle che un briciolo di buon senso basterebbe a smontare? La pandemia in corso e ciò che sta avvenendo in Lombardia è l’ennesima dimostrazione di questa triste verità.


Cominciamo dall’inizio: quando a febbraio i dati e i segnali inquietanti cominciarono ad allertare le persone di buon senso, il governatore Attilio Fontana (Lega) e l’assessore alla Sanità Giulio Gallera (Forza Italia) reagirono con sprezzo appunto del buon senso, rilasciando dichiarazioni sarcastiche sulla presunta emergenza per il Covid-19. Fecero, cioè, esattamente il contrario di quel che un oculato e intelligente amministratore pubblico dovrebbe fare: impiegare la prudenza. Non furono gli unici stolti, in quella Regione: il sindaco di Milano Giuseppe Sala (Indipendente di centro-sinistra) non fu da meno: tutti ricorderanno (o dovrebbero ricordare) il suo sciagurato spot #Milanononsiferma, lo sventurato brindisi ai Navigli. Già soltanto per una tale cecità e incapacità a fronteggiare l’emergenza, questi signori andrebbero giudicati. Ma quello era solo l’inizio.


Il peggio è venuto quando la pandemia si è abbattuta sulla Lombardia. In questi due mesi e mezzo Fontana e Gallera si sono puntualmente presentati a sciorinare dati e cifre tragiche, che li inchiodavano alle loro responsabilità, che dimostravano la loro palese incapacità di adottare misure idonee a contrastare l’avanzata del contagio, a limitarne i danni. E invece di vergognarsene, con l’eloquenza ed il bombardamento mediatico che teneva loro bottone quei due signori hanno provato a convincerci di stare gestendo al meglio l’emergenza, che il meraviglioso sistema sanitario della Lombardia ha reagito come meglio non poteva. Invece di fornire spiegazioni del loro operato, attaccano puntualmente le direttive del Governo, che si è fatto carico anche delle loro responsabilità, mescolando abilmente le carte e giocandole nel torbido stagno della politica.


Sarebbe invece ragionevole che il governatore Fontana e l’assessore Gallera spiegassero onestamente perché in Lombardia c’è stato, e continua ad esserci, un numero di decessi così alto rispetto al resto del Paese. Dovrebbero spiegare perché il sistema sanitario tanto decantato è andato così clamorosamente in crisi.


Dovrebbero spiegare la mancanza di disposizioni chiare e immediate, e perché la Regione Lombardia ha sottostimato (se non addirittura abdicato al) il ruolo di sorveglianza dei contagi del territorio, fondamentale per contenere la pandemia.


Dovrebbero spiegare perché hanno lasciato allo sbaraglio i medici di base e dei distretti, il primo bastione contro il contagio e il primo aiuto per i cittadini disperati e spaventati. Dovrebbero anzi spiegare perché tale rete è stata smantellata nel corso degli anni (illuminanti, a questo proposito, le dissennate frasi di Giancarlo Giorgetti, lombardo, vicesegretario federale della Lega, già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, pronunciate al Meeting di Comunione e Liberazione: “Mancheranno 45 mila medici di base nei prossimi cinque anni, ma chi va più dal medico di base? (…) Nel mio piccolo paese vanno dal medico di base per fare le ricette mediche ma chi ha meno di 50 anni va su internet (…) e cerca lo specialista. Tutto questo mondo qui, in cui ci si fidava del medico è finito”. Ricordiamocelo, gente).


Dovrebbero spiegarci, Fontana e Gallera, il motivo delle stragi nelle case di riposo (Rsa), la cui chiusura ai familiari fu oltremodo tardiva (dal 4 marzo), perché fu deciso di movimentarvi i pazienti positivi meno gravi per liberare i posti in ospedale (delibera regionale dell’8 marzo), perché non vi fu adeguato approvvigionamento dei dispositivi di protezione, perché non fu prevista la adeguata formazione del personale di quelle strutture per gestire una tale emergenza.


Dovrebbero spiegarci, costoro, perché, pur a conoscenza della situazione ormai drammatica, non provvidero a chiudere Nembro e Alzano nella Bergamasca e gli altri focolai, aspettando che a farlo fosse il governo di Giuseppe Conte, con il decreto del 7-8 marzo. E perché, pur continuando a starnazzare sull’autonomia della loro Regione, non esercitarono tale autonomia, in questo e in altri casi.


Dovrebbero spiegarci perché hanno aspettato che fosse l’autorità centrale a stabilire di eseguire i tamponi, perdendo tempo preziosissimo che è costato vite umane.


Dovrebbero spiegarci perché hanno sperperato milioni di euro (25? 30? Il fatto che fosse denaro frutto di donazioni con cambia le cose) per costruire una cattedrale nel deserto, già rivelatasi pressoché inutile, con l’ospedale in Fiera, invece di potenziare, con quelle risorse, le terapie intensive e le strutture già attive sul territorio.


Dovrebbero spiegarci perché sono stati così approssimativi e parziali nella comunicazione sulla crisi, diffondendo pochi e incompleti dati, perché per non hanno fornito informazioni esaurienti sulle politiche adottate, perché hanno limitato l’accesso ai documenti ufficiali, come quelli prodotti dall’unità di crisi, la tanto decantata “task force” (come si riempiono la bocca) messa in piedi dalla Regione.


Dovrebbero insomma spiegarci, Fontana e Gallera, perché le politiche sanitarie che hanno messo in atto si sono rivelate così inefficaci e disastrose. E invece cosa fanno? Occupano con i loro volti grigi e spenti il palcoscenico delle conferenze stampa serali, comunicando al mondo dati e cifre da far rabbrividire i morti. Con la continua esposizione mediatica, condita di belle parole e di scenari irreali, arano il terreno per futuri incarichi, future nomine, magnificando le magnifiche sorti della Regione Lombardia, del futuro radioso che l’aspetta con cotanti condottieri al comando.


Ben sapendo che noi, gli elettori, rimaniamo ciechi di fronte alla realtà. Del resto, basta un elegante articoletto al momento giusto, un ficcante servizio televisivo, un sagace tweet e un post spiritoso su Facebook a confonderci le idee, a farci dimenticare i morti che non abbiamo neppure potuto seppellire decentemente.


Come spiegare, altrimenti (come fa notare un messaggio che gira sui social dando voce al sentire di molti), che in una tale situazione degli assoluti imbecilli (e sono legione) si sono presi la briga di accanirsi contro una ragazza di 24 anni fortunosamente scampata alla morte e tornata in Italia dopo 18 mesi di prigionia, lanciandole la delirante accusa di aver rubato i soldi che potevano curare i malati italiani, invece di pretendere spiegazioni e inchiodare alle loro responsabilità coloro che hanno così disastrosamente gestito la tremenda emergenza?


Dovrebbero infine spiegarci, Fontana, Gallera, Salvini e chi per loro, perché da settimane barriscono sulle riaperture indifferenziate malgrado il permanere della drammatica situazione, perché indicono manifestazioni pubbliche, perché continuano a seminare discordia in un momento così devastante per il Paese. Dovrebbe Salvini spiegarci perché, dopo aver seminato disprezzo e onta sul 25 aprile, intende strumentalizzare il 2 giugno e il suo significato per la manifestazione da lui indetta – per manifestare cosa?


Invece che a Roma, andassero a manifestare a Milano, a Lodi, a Brescia, a Cremona, a Bergamo, come ha suggerito argutamente il corrispondente in Italia della televisione tedesca Rtl, Udo Gumpel. Ma almeno, santo Iddio, che ci diano delle risposte.