I "costruttori" puntano i piedi: non un rimpasto ma un Conte-ter dopo una crisi formale

Al momento l'Udc si è formalmente tirata fuori. E la trattativa per trovare una nuova maggioranza è ferma su un nodo procedurale che ha anche un valore politico

Conte

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globalist 16 gennaio 2021
Una fiducia che consenta al governo di proseguire senza l’apertura formale della crisi o cosa? Al momento è stallo dopo la porta chiusa dell'Udc, che pur con qualche mal di pancia ha ribadito la volontà di restare nel centrodestra e non diventare la quarta gamba del governo dopo l'uscita di scena di Iv. 
C’è qualche preoccupazione tra chi lavora per una soluzione, a caccia dei cosiddetti costruttori. Sarebbero venuti meno 8 senatori, e i numeri al momento non consentirebbero la permanenza del premier Giuseppe conte a palazzo Chigi.
Lo stallo sta nella richiesta dei responsabili di dare vita a un Conte ter, passando per le dimissioni del presidente del Consiglio e mettendo a punto una nuova squadra di governo. 
Anche per dare un respiro politico di lungo corso al progetto -sotto la guida dello stesso Conte- muovendo i passi da una componente centrista, l'Udc appunto staccata da Fi, per formare un gruppo autonomo, ma con un respiro più europeo, tanto da adottare nel logo il richiamo al Ppe.
Fino a ieri sera a Palazzo Chigi si respirava grande ottimismo, la partita sembrava chiusa. Ma sarebbe stata sottovalutata, raccontano, la fermezza dei responsabili nel chiedere un governo nuovo, e il rifiuto a sostituire semplicemente Iv, dando seguito al Conte bis e limitandosi a riempire le caselle vacanti dopo il passo indietro dei renziani. 
Un cambio di passo che sarebbe passato dalle dimissioni di Conte, già lunedì, e consultazioni lampo per dar vita al 'ter'. Ma ad ostacolare questo percorso ci sarebbero anche le resistenze di chi, al governo, non vorrebbe che si rimettesse mano alla squadra, in primis i 5 stelle. 
Ovviamente la situazione è in piena evoluzione.