Scalfarotto in Arabia Saudita verrebbe fustigato: ecco cosa pensa della marchetta di Renzi

E Matteo Renzi quelle cose le pensava davvero? Che un paese che fustiga i gay, umilia le donne e uccide i dissidenti sia il centro per un 'Nuovo Rinascimento'?

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Giuseppe Cassarà 29 gennaio 2021

Se Ivan Scalfarotto, ex sottosegretario di Stato al Ministero degli Esteri da poco dimissionario, avesse cercato di mettere piede in Arabia Saudita, secondo la legge in vigore nel paese indicato da Renzi come centro del ‘Nuovo Rinascimento’, avrebbe rischiato la fustigazione per ‘cattiva condotta sessuale’. Se Maria Elena Boschi, fedelissima ombra di Matteo Renzi, avesse deciso di unirsi al suo leader per la remunerativa consulenza, sarebbe stata tenuta in un angolo, con un velo in testa, senza avere possibilità di dire una parola perché in Arabia Saudita le donne non possono parlare in pubblico, men che meno avere una carriera politica.

Per tutti questi e per i centinaia di altri motivi che stanno venendo elencati in queste ore (la pena di morte, le pene corporali, la mancanza di libertà religiosa, di libertà di stampa e di parola) che sarebbe davvero interessante sentire cosa davvero pensano i fedelissimi renziani di questa scampagnata del loro leader al cospetto di Mohammed bin Salman.
La domanda è stata effettivamente posta da Alberto Infelise su Twitter, proprio a Ivan Scalfarotto. Questo il risultato: 

Per commentare tutto quello che in questo Tweet non va bene ci vorrebbe troppo, quindi semplifichiamo: è assolutamente vero che è impossibile fare politica estera solo con Paesi che non discriminano (d'altronde, Ungheria e Polonia sono nell'Unione Europea). Ma un conto è la diplomazia, un conto è recarsi in un Paese notoriamente autoritario e discminatorio ed eleggerlo a centro del 'Nuovo Rinascimento'.
La domanda è stata fatta a Ivan Scalfarotto perché esponente di Italia Viva e anche omosessuale: non gli si sta chiedendo di occuparsi della politica sugli omosessuali dell'Arabia Saudita, ma di cosa ne pensa del suo capo politico che indica come 'nuovo rinascimento' un paese dove gli omosessuali sono puniti anche con la morte. Una domanda legittima, visto che politica e vita personale non sono due universi separati.
In realtà,la risposta non dovrebbe stupirci: fino a questo momento, i parlamentari renziani sono stati abituati a vivere in un sistema teocratico: Renzi decide, gli altri si accodano. Renzi, per esempio, decide le dimissioni di due ministre che stanno in un angolo, in silenzio, mentre il capo spiega il perché del ‘loro’ gesto. Mancava, a ben guardare, solo il velo in testa.

Sarebbe anche interessante scoprire un’altra cosa, riguardo Matteo Renzi in persona: le pensava davvero, quelle cose? Pensa davvero che un Paese come l’Arabia Saudita, un paese che fustiga i gay, umilia le donne, uccide i dissidenti (Jamal Kashoggi è stato fatto a pezzi e gettato in un water, con buona probabilità per ordine proprio del principe ereditario), possa essere il centro di un ‘Nuovo Rinascimento?’. È importante saperlo, perché dalla risposta possiamo trarre due differenti conclusioni: se Renzi era sincero, allora il vero pericolo di una deriva autoritaria, in Italia, non si nasconde - come abbiamo finora pensato - nell’estrema destra, ma proprio in Italia Viva; se non lo pensa, allora vuol dire che Renzi è un tipo di politico che in cambio di una bella somma è in grado di dire qualsiasi cosa. Francamente, non è facile dire quale delle due sia l’aspetto migliore.