Veronesi su Borgonzoni Sottosegretaria alla Cultura: "Un rospo da ingoiare, è chiaro che non è in grado"

Lo scrittore: "Associare Borgonzoni e cultura è quasi un ossimoro. Il punto è che se vengono sbagliate le nomine degli uomini e delle, purtroppo, poche donne nei punti chiave del Governo è un bel guaio"

Lucia Borgonzoni

Lucia Borgonzoni

globalist 24 febbraio 2021
Lucia Borgonzoni, ex candidata della Lega per l'Emilia-Romagna è stata nominata sottosegretaria alla Cultura. E lo scrittore Sandro Veronesi commenta così la notizia: "Non credo si sia mai sentito un esponente della Lega parlare di cultura come una delle leve fondamentali del nostro paese: è per questo che forse non sarebbe il caso di far ricoprire questo ruolo ad un membro di tale partito. In condizioni normali sembrerebbe una provocazione, in questo caso è un 'rospetto da mandar giù. Per questo, se questa è la ragion politica da seguire adesso, direi che possiamo pazientare. Personalmente, preoccupa di più la presenza del ministro leghista Giancarlo Giorgetti al Mise, che al momento è cruciale". 
"L'eventuale nomina della Borgonzoni alla Cultura non si basa certo sui suoi pregi - commenta Veronesi - anzi: che non ne sia particolarmente adatta è ormai ben chiaro. Tuttavia, attualmente, le questioni da giudicare di questo Governo di emergenza sono altre. Ci sono fiumi di denaro, che non ci sono mai stati e che non ci saranno mai più, da destinare ai giusti comparti per favorire la ripartenza del paese. Cultura compresa, che tra teatri, musei, editoria e patrimonio archeologico sta accelerando il suo processo di morte. Il requisito fondamentale è dunque saper utilizzare questa somma: non vedo come la presenza di un qualsiasi sottosegretario alla cultura possa danneggiare il tutto. Soprattutto una figura come la Borgonzoni che, mi spiace per lei, a livello politico ha ben poco peso".
Il governo Draghi, per lo scrittore, "è l'ultima speranza prima di precipitare nell'abisso e certo non è scevro da difetti: ciò che è importante, adesso, è tranquillizzare l'Europa su come riusciremo degnamente ad investire il denaro a noi rivolto. Dobbiamo provare al mondo che non lo sprecheremo in benefici elettorali: se ci riusciamo, il nostro guadagno produrrà un risultato effettivo, applicabile dunque a tutti i settori volti alla ripresa, e della sana credibilità. Se il Presidente del Consiglio, il MISE e tutti i ministeri lavorano bene, la Borgonzoni in sé alla Cultura non può fare molto danno, così come non può farlo l'ultimo dei leghisti: non dimentichiamoci poi, che a capo del ministero in questione abbiamo un personaggio qualificato come Dario Franceschini". 
"In questo momento non si tratta di indirizzare la cultura verso determinati obbiettivi: si tratta di farla ripartire al 100%, quasi da zero", sottolinea Veronesi, che spiega: "Sulla rinascita culturale, fondamentale è la scelta strategica che verrà fatta in ambito politico: una scelta che, comunque, non farà il sottosegretario. Ecco perché non mi preoccupo più di tanto". E sulla stessa lunghezza d'onda prosegue: "Attualmente, non farei una questione di principio su niente. Certo, associare Borgonzoni e cultura è quasi un ossimoro. Il punto è che se vengono sbagliate le nomine degli uomini e delle, purtroppo, poche donne nei punti chiave del Governo è un bel guaio: un sottosegretario alla cultura sbagliato o nominato per compiacere una forza politica che al momento deve sostenere la maggioranza, è un male sopportabile. Ovviamente, sempre che in cambio ci sia dal Governo un'azione energetica e doverosa volta alla rinascita. Se qualcosa non funziona, non sarà per colpa della Borgonzoni qualora dovesse essere nominata: dall'altro lato, se il tutto funziona bene non sarà la sua presenza ad impedire una buona riuscita".
"Sia chiaro che, quando ci sarà un gruppo di parlamentari eletto dal popolo tramite elezioni sarò il primo a esporre rimostranze se qualcuno di non idoneo dovesse ricoprire un incarico culturale; durante un Governo di emergenza, tuttavia, quando intorno a noi c'è una simile crisi parlare di principi non mi pare il caso - conferma Veronesi - Sottolineerebbe semplicemente di non aver compreso la nostra attuale disperata situazione".
Borgonzoni è stata, quindi, troppo stigmatizzata? "Diciamo che attualmente non mi metterei a far questioni. Almeno non adesso, e lo dico nei riguardi di un settore che chiaramente mi interessa molto. Non è certo gradevole che la Borgonzoni si fregi di una nomina per lei abbastanza inadeguata e di fatto spero, nel caso questa accada, che si impegni ben poco. Non mi metterei comunque a commentare prima che non abbia effettivamente iniziato ad agire in modo da creare una qualche magagna. Se così fosse, sarà giusto intervenire con un qualsiasi tipo di stigmatizzazione. Ma finché non lo fa…".
Insomma Veronesi non è particolarmente preoccupato della possibile nomina della Borgonzoni a sottosegretario alla Cultura e torna a bomba: "È una questione di credibilità internazionale: se non fa danno, non lasciamo che ci siano polemiche ad enfatizzarlo. Al momento, basta che si pensi ad utilizzare bene il denaro rivolto alla ripresa economica e dunque anche alla cultura. Per il resto, non è che si può subito esser perfetti: diciamo che se la macchina governativa funzionerà bene, la Borgonzoni è un rospo che per ora (e dico solo per ora) si può ingoiare. C'è un baratro sotto i nostri piedi: il fatto che la Borgonzoni possa godere di un titolo che forse non merita, è un conto che possiamo regolare un'altra volta".