Il virologo: "Sotto le Marche l'epidemia colpisce meno? Ipotizziamo il fattore caldo"

Guido Silvestri, direttore del dipartimento di Patologia e Medicina di laboratorio della Emory University (Atlanta): "Siamo tormentati da brutte notizie e scemenze complottiste ma siamo ottimisti"

Guido Silvestri, direttore del dipartimento di Patologia della Emory University

Guido Silvestri, direttore del dipartimento di Patologia della Emory University

globalist 28 marzo 2020

Tante voci preoccupate, ma qualche segnale positivo c’è: "Siamo ottimisti. Dove gli ospedali tengono la malattia è gestibile e la letalità non supera l'1-2%".

A spiegarlo è Guido Silvestri, direttore del dipartimento di Patologia e Medicina di laboratorio della Emory University (Atlanta).
"Anche se siamo tormentati da brutte notizie e scemenze complottiste, centinaia di laboratori e ospedali del mondo stanno scatenando contro Covid-19 l'inferno benefico della scienza", aggiunge Silvestri.
Dovremmo essere più ottimisti? "Sì, non siamo di fronte alla peste del '300. Oggi scienza e virologia ci mettono a disposizione grandi tecnologie - risponde il virologo - Abbiamo farmaci, anticorpi e vaccini allo studio. E poi molte zone del mondo tengono, come il Sud Italia. Con le misure adottate già da tempo, spero che Roma e Napoli non vivano l'ondata della Lombardia".


Perché alcune zone tengono? "Un fattore può essere il caldo. Spiegherebbe perché sotto Marche e Toscana l'epidemia sembra colpire meno - osserva Silvestri - Basta guardare una cartina della Terra per notare che a sud c'è meno virus, pensiamo al Sud-est asiatico. L'autunno sarà la controprova".
Ma le curve italiane stentano a scendere. "Non possiamo deprimerci per cifre rappresentative solo in parte. Da un giorno all'altro variano i tamponi, come può essere disomogeneo il calcolo delle vittime - ricorda Silvestri - Misure prese oggi fanno effetto tra due settimane, in termini di morti. Vedendo solo le cose negative finiremo preda di bufale e complottismi, invece l'epidemia va affrontata con razionalità".
Infine, secondo il virologo per spiegare l'alto numero di decessi in Lombardia: "Il virus è entrato presto e si è diffuso parecchio, prima che lo scoprissimo. Poi c'è la popolazione anziana, nonni e nipoti con contatti frequenti. Il sovraccarico ospedaliero ha inciso. Ipotizziamo appunto il ruolo del freddo - conclude - Milano e Roma sono rimaste collegate per settimane, quando il virus circolava sottotraccia, eppure i contagi sono differenti".