Lopalco: "L'incremento dei casi va letto tenendo conto della tipologia dei contagi"

L'epidemiologo dell'università di Pisa: "Non fermiamoci ai numeri, non ci dicono se siamo solo di fronte alla punta di un iceberg o meno".

Pierluigi Lopalco

Pierluigi Lopalco

globalist 27 maggio 2020
Secondo Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell'università di Pisa, l'incremento del numero dei casi odierni, "al di là del dato quotidiano o del ritardo di notifica fotografa sicuramente una situazione relativa all'ultima settimana. Siamo di fronte a un cospicuo numero di casi, questo va tenuto presente, ma i numeri da soli non valgono per capire se la situazione è sotto controllo. Bisogna andare a vedere cosa c'è dentro questi numeri ovvero qual è la tipologia dei contagi".
Spiega Lopalco: "C'è una grossa differenza se questi casi riguardano magari degli asintomatici emersi da screening effettuati su operatori sanitari, che sono quindi casi 'vecchi' di portatori che emergono adesso, così come se si tratta di contagi riscontrati in focolai noti e vengono fuori dai test. Diverso è - sottolinea - se sono casi con sintomi, che appaiono per la prima volta e non sono riconducibili a focolai noti o nuovi casi legati alle aperture delle scorse settimane: questa situazione è più preoccupante". Da qui l'invito a non fermarsi ai "numeri" che "non ci dicono se siamo solo di fronte alla punta di un iceberg o meno".
Quanto poi alla Lombardia "e in parte di Piemonte e Liguria", Lopalco sostiene che "sono sempre state una situazione a se stante rispetto a tutto il resto d'Italia. Dunque il ragionamento sul controllo dell'epidemia in quelle regioni deve essere fatto in modo completamente diverso dalle altre". E lo si può dire solo "analizzando e capendo bene dove e come questi casi si stanno verificando".