Antonelli (Cts) sui rischi Covid: "Assurdo il solo parlare di cenoni e veglioni"

Il direttore della terapia intensiva della Fondazione Policlinico Gemelli: "Spero non si ripeta quanto successo la scorsa estate"

Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva della Fondazione Policlinico Gemelli

Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva della Fondazione Policlinico Gemelli

globalist 21 novembre 2020
Parole che vogliono rassicurare: "Sono d'accordo con Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, quando afferma che i vaccini sono affidabili e saranno sottoposti a test ineludibili e che alcuni colleghi hanno fatto dichiarazioni sconcertanti. La filiera di sperimentazione è stata molto accorta e puntuale e la garanzia di sicurezza è necessaria per le stesse case farmaceutiche che di certo non si vorranno esporre a un precipizio enorme come quello rappresentato dall'insicurezza del vaccino".
Lo afferma Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts).
Sulla possibilità di una terza ondata con il nuovo anno, Antonelli avverte che bisognerà consolidare i comportamenti rigorosi assunti fino a qui, non violare le regole e utilizzare intelligenza e buon senso".
Sulla possibilità di fare cenoni e feste a Natale? Spero non si ripeta quanto successo la scorsa estate, quando per altro persistevano forti raccomandazioni a comportamenti corretti: lavaggio delle mani, distanziamento e niente assembramenti soprattutto - precisa Antonelli - È chiaro che non si potranno fare cenoni di venti persone con zii e cugini e che non sarà il caso di festeggiare l'anno nuovo in piazza passandosi lo stesso bicchiere come in tempi normali. Il veglione è impossibile, è proprio assurdo parlarne. Questo in ogni caso".
La pandemia in Italia attualmente a che punto della seconda ondata si trova? "La situazione comporta ancora grandissima attenzione, come scritto sul rapporto-monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità ieri - risponde il primario - Sono ancora troppe, quasi tutto il territorio nazionale, le regioni a rischio alto di trasmissione del coronavirus. Allo stesso tempo iniziamo a essere più fiduciosi perché la curva dei contagi sembra aver iniziato una discesa incoraggiante, dopo un rallentamento in atto da un po'. Qualche effetto i Dpcm che si sono susseguiti a partire da fine ottobre lo stanno producendo - conclude - e siamo in attesa di capire quali risultati avranno le misure più stringenti prese recentemente".