Il monito di Pregliasco: "Non cambiare lo schema vaccinale se non come ultima spiaggia"

Il virologo dell'Università di Milano: "Dare la precedenza a chi non ha mai incontrato il virus e resta ancora esposto, piuttosto che dare un rinforzo dell'immunità, a chi già ha anticorpi protettivi"

Fabrizio Pregliasco

Fabrizio Pregliasco

globalist 16 gennaio 2021

 


La campagna vaccinale prosegue attualmente bene in Italia, con una doppia somministrazione del vaccino efficace per immunizzarsi.


Questo è lo schema adottato fin da subito, e il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco spinge per non cambiare: "Ad oggi i dati delle ricerche ci dicono che siamo certi dei risultati della vaccinazione anti-Covid con una determinata schedula che indica la necessità di due dosi a una precisa distanza l'una dall'altra. E' discutibile la scelta di cambiare questo schema. Si potrebbe fare, ma a mio avviso andrebbe valutata questa opzione solo se fosse l'ultima spiaggia".


Pregliasco è intervenuto nel dibattito in corso a livello internazionale su ipotetiche strategie per ottimizzare la vaccinazione in tempi di pandemia e forniture limitate "E' chiaro che in una situazione di emergenza, previa rivalutazione, possano esserci schemi diversi, ma non si possono sottovalutare i rischi. Per esempio la singola dose di vaccino protegge meno e potrebbe indurre varianti. Insomma", evidenzia l'esperto, quella di dare a tutti la prima iniezione scudo e ritardare il richiamo "è una via discutibile, ma c'è il rischio di doverla adottare in caso di carenze di forniture o consegne minori del previsto".


Altro nodo delicato è l'opportunità di vaccinare chi si è già ammalato di Covid ed è guarito. "Oltre al fatto che non ci sono dati sulla vaccinazione di chi ha già contratto il virus", secondo Pregliasco, "è senz'altro preferibile dare la precedenza a chi non ha mai incontrato Sars-CoV-2 e resta ancora esposto, piuttosto che dare subito un 'booster', un rinforzo dell'immunità, a chi già ha magari anticorpi protettivi". Però, aggiunge l'esperto, "la selezione fra Covid free e non è complessa, e diventerà difficile fare questa scrematura quando la campagna vaccinale sarà a livello di popolazione generale".


Come fai a dire tu sì e tu no?", ragiona Pregliasco. "Andrebbero peraltro fatti esami per capire anche che livello di immunità hanno le persone che sono guarite e che si sceglie di non vaccinare. A livello ospedaliero sarebbe più facile e anche noi abbiamo vaccinato per ultimo chi aveva fatto la malattia".


"Un'operazione simile, di indagare sulla presenza di un'infezione pregressa prima del vaccino, si fece all'inizio della campagna contro l'epatite B sui sanitari - ricorda il virologo - anche per confermare che non ci fossero problemi a vaccinare chi già aveva avuto il virus. Succedeva a fine anni '80-inizio anni '90. Ma, anche lì, per velocizzare la copertura della popolazione si abbandonò".