Gerusalemme: le decisioni di Trump mettono a rischio la partenza del Giro 2018

Le violenze scatenate dalla decisione del presidente americane appaiono lontane dal placarsi. La gara dovrebbe partire dalla Città santa, oggi terreno di scontri e con infauste prospettive.

Il Giro d'Italia partirà da Gerusalemme?

Il Giro d'Italia partirà da Gerusalemme?

Diego Minuti 9 dicembre 2017

Non ci sono conferme in merito alla presunta passione di Donald Trump per il ciclismo, anche se appare difficile immaginarlo correre sulle due ruote mettendo a rischio il capolavoro pilifero mcolor pannocchia di architettura ed ingegneria che ha in testa. Ma di certo il presidente americano non ha pensato, ufficializzando la sua decisione di spostare la sede dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, alla portata delle relative conseguenze. Alcune delle quali abbastanza preventivabili (come la rabbia dei palestinesi, tradottasi in scontri e, purtroppo, morti), altre meno. Come l'imbarazzo e le preoccupazioni che aleggiano sulla partenza del prossimo Giro d'Italia edizione 2018 che prenderà il via proprio dalla città che è santa per le tre maggiuori religioni monoteiste.

La valenza politica e di significati della scelta degli organizzatori della manifestazione ciclistica era e resta evidente: lo sport deve superare ogni controversia e deve considerato come un ponte tra visioni diverse, ma che devono trovare un punto di confronto, ma soprattutto di dialogo.
Partire da Gerusalemme, portare i ciclisti (ma soprattutto le telecamere) per le strade della città vecchia, che ogni giorno cristiani, ebrei e musulmani percorrono solo per onorare i cardini delle rispettive religioni, è una bella idea, se però non si fosse trovata davanti i bizantinismi della politica che, fatta di parole e sulle parole, eleva tutto ad occasione per essere più bravi degli altri.
Come è accaduto con le proteste a dir poco vivaci di un paio di ministri israeliani che, sul sito del Giro 2018, hanno visto che il luogo fisico della partenza della corsa era stato definito ''Gerusalemme Ovest''. Apriti cielo: Gerusalemme è una ed una sola e non c'è partizione geografica che tenga, soprattutto se essa viene utilizzata dalla controparte (i palestinesi) per portare avanti la sua battaglia per avere una capitale degna di tale nome. Quindi una lodevolissima idea è precipitata in un incubo formale, dovendo fare marcia indietro e dire, ufficialmente, che il Giro partirà da Gerusalemme, punto e basta. Ma la terza legge della dinamica non ha forse insegnato nulla perché se è vero che ''ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria'', ci si doveva aspettare che la decisione di cancellare ogni riferimento all'esistenza di due Gerusalemme avrebbe lasciato l'amaro in bocca ai palestinesi. Ma tutto questo è nulla davanti a quanto sta accadendo in queste ore, anche se il terreno - il futuro ed anche il presente di Gerusalemme - è apparentemente lo stesso. Le ripercussioni alle decisioni di Trump potrebbero avere generale qualche preoccupazione negli organizzatori del Giro che erano giunti a definire il percorso (quindi anche le prime tappe in terra d'Israele) alla fine di una minuziosa, attenta e 'lungimirante' preparazione, che partiva dal presupposto di quello che, sino alle parole incendiarie del presidente americano, era un status quo rassicurante. Ma ora questa situazione di 'pace belligerata' non esiste più perché la parola è passata alla piazza. Allo stato attuale delle cose, a riportare una apparente calma potrebbe essere solo un dietro-front di Trump che appare impossibile. Come impossibile sembra che i palestinesi intendano fermarsi nelle loro proteste. Forse nemmeno un diverso percorso iniziale del Giro (ovvero escludendo il nodo potenzialmente esplosivo della partenza da Gerusalemme) avrebbe messo a riparo da problemi la manifestazione che oggi, ammettiamolo, è in balia di decisioni e comportamenti di altri. Ecco come una bellissima idea rischia di finire in un vortice di polemiche che non le appartengono e nelle quali di certo non pensava di potere entrare.