Ho visto giocare un angelo: il ritorno di Federer a Roma

Mancava da tre anni agli Internazionali di tennis di Roma.

Federer

Federer

Giuseppe Costigliola 17 maggio 2019

Il centrale del Foro italico non è neanche gremito. È come se la pioggia di ieri, che ha scombinato il tabellone e gabbato i numerosi appassionati provvisti di biglietto per la giornata di mercoledì ma che, maledizione!, il giovedì non potevano esserci, getti le ombre lunghe della sua ingiuria anche sul sole di oggi. I fortunati che sono presenti, però, accolgono come si conviene, con uno smisurato abbraccio, il divin tennista che sbuca sorridente dal sottopassaggio.


Mancava da tre anni agli Internazionali di tennis di Roma, Roger Federer. Già solo ammirarlo mentre si scalda con l’avversario di turno, il portoghese Sousa, numero 72 del ranking, è uno spettacolo. A vederlo sgambettare sulla terra rossa, il fisico perfettamente integro, l’euritmia dei movimenti, la potenza unita all’eleganza, il braccio che finisce in una racchetta che pennella come un Rembrandt, pare che il tempo per lui si sia fermato. Il prossimo 8 agosto saranno 38 primavere, ed eccolo ancora lì, a deliziare gli amanti del bello, a rendere arte uno sport. Ma si sa, gli angeli non hanno età.


Parte piano, Federer. Sousa pare intimorito, ma tiene botto, si arriva sul 3 pari, con sette errori forzati dello svizzero e due palle break annullate. A quel punto però scatta qualcosa. Federer pare animarsi, levarsi in volo, e il centrale s’infiamma. Comincia a variare il suo gioco, alterna bordate micidiali e slice insidiosissimi, colpi che fendono l’aria, slinguettano la rete, nettano linee come in una geometria dell’assurdo. Sousa fa quel che può, si aggrappa al servizio, dissotterra palle affettatissime, prova a forzare, ma non raggiunge una smorzata micidiale, il colpo d’ala d’un angelo. È il primo break della partita, Federer si porta avanti 4-3. Lo svizzero si aggiudica il suo turno di battuta con un dritto incrociato da incorniciare, e sul 5-3 Sousa salva due set point, ma la fine è solo rimandata, il primo set si chiude 6-4.


Nella seconda partita il portoghese cambia tattica. Adesso sembra più sciolto, ha capito che non ha nulla da perdere, forza i colpi, cerca di inchiodare l’avversario a fondo campo, talvolta, disperato, prova anche qualche palla corta, ma lui è sprovvisto di ali, e subisce il break al primo gioco. Perché aumentare il ritmo, alzare la qualità dei colpi, paradossalmente si rivela un errore. Federer prende il volo, cominciano a fioccare colpi d’un’eleganza che lascia senza fiato: passanti lungolinea e incrociati di straordinaria precisione, volee deliziose che paiono davvero colpi d’ali d’un angelo, slice di rovescio che scintillano come traccianti al sole tanto atteso in questo maggio piovosissimo. Dal centrale si levano continui boati, che s’irradiano nei viali, giungono certo sino al Grand Stand, dove l’arciavversario di Federer, Nadal, sta stracciando Chardy – quasi un monito, per quel che tutti si augurano avvenga: un’ennesima sfida tra titani.


Sousa ha un sussulto, sul 4-3 si guadagna due punti break, ma l’angelo tira fuori dalle ali tre servizi vincenti, e si libra verso la vittoria. La partita si chiude con un ennesimo colpo incantevole, al quinto match point: 6-3. Il pubblico in delirio è libero di celebrare il suo campione.


Non avevo mai visto Federer dal vivo, e adesso posso dirlo: ho visto giocare un angelo.


Non pago, la sera accendo la tivvù: l’angelo è di nuovo in campo, la pioggia ha imposto al torneo ritmi infernali. Il nuovo avversario è il croato Coric, coriaceo come il nome: si arrende solo al terzo set, con un tie-break da cardiopalmo, dopo aver provato in tutti i modi di tarpare le ali al campione stanco: 2-6, 6-4, 7-6. Tra i due incontri, oggi Federer si è librato sui campi di gioco quasi quattro ore. L’angelo è ancora lì, invitto.