Boateng: "Razzismo? In questi anni non si è fatto nulla ma la situazione è peggiorata"

Il calciatore della Fiorentina nel 2013 gettò in tribuna un pallone in occasione dell'amichevole contro la Pro Patria in segno di protesta contro i cori razzisti. E adesso è pure peggio

Kevin-Prince Boateng

Kevin-Prince Boateng

globalist 21 novembre 2019
Lui si è già schierato e anni fa ha sollevato il caso smettendo di giocare dopo aver ricevuto la sua razione di buu dai soliti fascisti.
Ma anche allora se ne parò tanto ma poi non è successo nulla.
 "Non mi basta che dopo gli insulti a Balotelli venga impedito l'accesso a una parte di tifosi. Io spero sempre in comportamenti positivi e mi auguro che il pubblico qualcosa abbia imparato e non replichi più certi atteggiamenti". 
Torna sul tema razzismo negli stadi il centrocampista della Fiorentina, Kevin-Prince Boateng, a 3 giorni dalla sfida di campionato che la Viola avrà in trasferta a Verona, allo stadio Bentegodi scenario dei 'buu' razzisti nei confronti dell'attaccante del Brescia.
Protagonista di un gesto eclatante nel gennaio 2013 quando, da giocatore del Milan, gettò in tribuna un pallone in occasione dell'amichevole contro la Pro Patria in segno di protesta contro i cori razzisti, Boateng a 6 anni di distanza tira le somme. Non è cambiato "nulla, la situazione è peggiorata - spiega il calciatore tedesco naturalizzato ghanese in una intervista al 'Corriere della Sera' -. All'epoca giocavamo un'amichevole, ora un comportamento del genere si dovrebbe ripetere se necessario in una gara di campionato. Rispetto ad allora girano ancora più soldi e sempre più bambini ci osservano. Occorrono misure più drastiche".
"Idee? La squalifica del campo. Le società devono pagare per il comportamento dei loro tifosi. Oppure, se necessario assegnare la sconfitta a tavolino. E poi negli stadi si dovrebbero installare più telecamere per individuare chi compie certi gesti. In ogni caso noi giocatori dovremmo garantire maggiore tranquillità all'arbitro affinché anche davanti alla pressione del pubblico in certi frangenti abbia la forza di dire 'non si gioca più'".
Boateng fu invitato all'Onu per tenere un discorso sul razzismo. "Un giorno importante per la mia vita -ricorda il calciatore 32enne-. Ma dopo di allora concretamente cosa è stato fatto per combattere il fenomeno? Una task force, riassunta in una serie di riunioni e idee. Non basta la campagna 'No to racism' in Champions".
"Nel 2020 ci penso io. Sto organizzando una task force mia con eventi, coinvolgendo altri calciatori. Sono stufo, la gente non capisce come si sentono Balotelli, Boateng o Koulibaly quando tornano a casa. Noi siamo soli. Divento pazzo quando sento commenti del tipo 'tanto guadagni 5 milioni', addosso restano cicatrici che non si possono cancellare", spiega l'ex Milan, Sassuolo e Barcellona.
E a una domanda sul fatto se l'Italia sia o meno un paese razzista conclude. "Nel quotidiano il fenomeno è nascosto. È più semplice farsi scudo dietro venti persone allo stadio o scrivermi sui social 'negro di m...' perché ho sbagliato un gol. Troppo facile offendere dietro un cellulare. Spesso poi le offese sono frutto solo di ignoranza, per questo auspico che vengano introdotte a scuola più ore di educazione civica per combattere ogni forma di discriminazione".