L'Italia è stato un paese doppiamente razzista: la nazionale si inginocchi, le ragioni per farlo ci sono

Noi tiferemo sempre gli azzurri anche se non si inginocchieranno. E auguriamo ai ragazzi di Mancini di arrivare fino alla finale di Londra e di vincere anche quella.

La nazionale italiana

La nazionale italiana

Giancarlo Governi 28 giugno 2021

Proviamo a mettere le cose in chiaro: noi non siamo con quelli che dicono, non tifo più per la Nazionale e le hanno augurato di perdere già dalla partita con l’Austria. Noi tifiamo sempre per la Nazionale, come la tifarono gli antifascisti (i ritals, refugé italien) in Francia, al Mondiale del 1938, nonostante giocasse con la maglia nera e facessero il saluto romano. Gli antifascisti italiani che assistettero alle partite fischiarono il saluto romano ma tifarono gli azzurri, anche se erano in maglia nera. E gioirono alla vittoria finale, come gioiranno, sempre nel 1938, alla vittoria al Tour di Gino Bartali, il quale, anziché dedicare la vittoria al duce, la dedicò a Maria Santissima del Carmelo

Così noi la tiferemo sempre anche se non si inginocchieranno. E auguriamo ai ragazzi di Mancini di arrivare fino alla finale di Londra e di vincere anche quella.

Ciò premesso a noi farebbe piacere che anche gli azzurri facesse quel piccolo gesto di civiltà dell’inginocchiamento contro il razzismo a ripetere il gesto assassino del poliziotto americano che ha tenuto per più di 9 minuti il ginocchio sul collo del povero cittadino afro americano fino a farlo morire. Un gesto che vuole dire semplicemente solidarietà con tutti coloro che soffrono il razzismo di altri. 

Noi non siamo come coloro che dicono io mi inginocchio soltanto davanti a nostro Signore, perché soltanto a lui mi sottometto. A parte il fatto che quello non è un atto di sottomissione, ma nostro Signore ha fatto molto di più per affermare l’uguaglianza fra gli uomini: si è fatto crocefiggere!

Noi non siamo come coloro che dicono: lo facessero quelli che hanno avuto le colonie e tante cose  si devono far perdonare. Anche a costoro dobbiamo dare una piccola lezione di Storia: anche noi abbiamo avuto le nostre colonie e non abbiamo lasciato un buon ricordo alle popolazioni sottomesse con i gas asfissianti, con le stragi e gli stupri.

Noi non siamo come coloro che dicono: noi non siamo un popolo razzista, perché sappiamo che siamo stati capaci di essere razzisti da italiani contro altri italiani: i meridionali che andavano a portare lavoro al Nord e che venivano trattati peggio dei neri in Alabama. E non dimentichiamo i razzisti recenti che, per convenienza dicono eravamo ragazzi, ora siamo cambiati e siamo pronti a fare il premier.

Questo piccolo gesto fa bene a tutti, ai giocatori che lo fanno agli spettatori che lo vedono. E se non piace a Orban e ai suoi tifosi nostrani, pazienza se ne faranno una ragione. Noi lo speriamo e continueremo a gridare forza Azzurri! E a esporre la nostra bandiera, a cantare con commozione l’Inno scritto da un ragazzo di 20 anni che lasciò la sua vita sulle barricate per la libertà. Hasta la victoria siempre!