Leo Löwenthal: «Lo disse Goebbels, ebrei, pagani e libri al rogo»

Pubblichiamo un estratto dal libro “I roghi dei libri” sui falò nazisti del 1933 e altre infamie stampato dalla Treccani

I roghi nazisti dei libri del 1933

I roghi nazisti dei libri del 1933

redazione 11 novembre 2019Culture
Nel 1933 i nazisti organizzarono le “Bücherverbrennungen” (al femminile in tedesco), vale a dire i roghi dei libri. Bruciarono Brecht, Marx, Thomas Mann, Hemingway, Arthur Schnitzel, Jack London, il poeta Heinrich Heine che nel dramma Almansor del 1820-21 scrisse versi profetici: «Là dove bruciano i libri, alla fine verranno bruciati anche gli esseri umani». I campi di sterminio nazisti misero in pratica il suo ammonimento.
Leo Löwenthal, ebreo, sociologo, studioso attento alla Scuola di Francoforte, tedesco, con l’avvento di Hitler al potere in quello stesso anno lasciò la Germania e, dopo la Svizzera, emigrò negli Stati Uniti dove divenne cittadino americano. Nato nel 1900, visse fino al 1993 negli Usa. Dopo la Seconda guerra mondiale tornò occasionalmente nella terra d’origine e nel 1983, a cinquant’anni da quel nefasto 1933, tenne una conferenza alla Libera università di Berlino, I roghi dei libri. L’ha ripresa e ripubblicata da poche settimane, fiutando quindi l’aria, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani nella sua veste di editore nella collana “Voci” con saggio di Giuseppe Montesano (pp. 53, € 10,00).

Il testo è diventato sempre più urgente e necessario. L’antisemitismo dilaga e viene camuffato da proclami di non essere antisemiti, ai raduni leghisti a Gad Lerner viene apostrofato da una folla urlante con un “ebreo, ebreo” come un insulto corale, viene dato fuoco due volte in un anno alla libreria romana Pecora Elettrica, su Facebook un odiatore ha simpaticamente invitato Liliana Segre a trovarsi “una casetta” postando l’immagine di un forno. Non basta?
Leo Löwenthal parte citando Heine e dal personaggio di Calibano nella Tempesta di Shakespeare, ricorda «l’orgia di roghi degli scritti ebraici durante il Medioevo», ricorda i roghi dell’Inquisizione e constata che, fino al momento in cui scrive, «è mancato un esame critico-analitico di questo fenomeno». Con la sua conferenza scrive lui questa analisi focalizzando tre punti: «1. Eliminazione della storia; 2. Distruzione nel presente dei portatori di malattie ed epidemie nemiche del sistema; 3. Liquidazione del soggetto».

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo un breve estratto da un volume purtroppo drammaticamente attuale anche nell’Italia dei nostri giorni.

*** *** *** *** *** 

Leo Löwenthal: «Per i nazisti serve ribrezzo per ebrei, pagani e i loro libri»

Nel Medioevo, sia in piena Inquisizione sia nel corso delle guerre di religione, il paragone con la peste funziona bene. Ecco un esempio: quando alcuni umanisti
fiorentini e veneziani cercarono di far cambiare idea al cardinale Ghisilieri, chiedendogli cioè di fermare il rogo dei libri, egli per tutta risposta disse che, quando la peste arriva in città, i principi dispongono il rogo delle suppellettili là dove sussiste il rischio di un contagio, e che le persone sono ben disposte ad accettare questa perdita per difendere la polis. Lo stesso doveva valere per la peste dell’eresia, che si sarebbe diffusa con i libri.

Questo impulso all’epurazione a sua volta ha una lunga tradizione. Già presso gli antichi esiste il concetto di fuoco come rogo, che cancella la maledizione della lordura diffusasi con la letteratura pericolosa. Il fuoco purifica. Per usare le parole di Speyer: «Esso libera la società dal miasma contagioso del libro maledetto e così la purifica».

Nelle orge sguaiate di Wartburg (Heine le chiama «la cafoneria idealista») (roghi studenteschi del 1817 nel castello di Wartburg di opere letterarie che reputavano anti-tedesche, ndr) e nel 1933 in tutta la Germania si parla continuamente di “fare pulizia”, di distruzione e di eliminazione dei focolai d’infezione. Il “Völkische Beobachter” scrive il 12 maggio 1933: «Colonne di fumo annunciano la morte tra le fiamme della peste distruttiva». E che cosa dice Goebbels nel suo “regolamento di conti” con gli intellettuali? Basta con «questa cricca di parassiti, che popola le strade più sfarzose delle nostre metropoli». Sembra che lo scopo sia quello di suscitare ribrezzo. Si deve provare ribrezzo per gli ebrei o i pagani e per i libri dei pagani o degli ebrei. È come una sinfonia della nausea, nausea per la storia e per il passato che non esiste più, ma anche nausea per ciò che ancora sopravvive. Questa sinfonia diventa la sintesi del programma totale di distruzione, da cui sorge un nuovo programma: la liquidazione del soggetto.

Tratto da Leo Löwenthal, I roghi dei libri
Treccani Libri, 2019
© Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main 1984
Per gentile concessione dell’Editore

L'intervista / Magrelli: «L’incendio alla “Pecora elettrica”? Ricordiamoci del rogo nazista di libri»